Per aiutare i malati di Sla

In quattro in Panda fino in Kazakistan

Cesare Pastarini

Sul confine tra Turchia e Georgia hanno aspettato undici ore, bloccati dalla polizia di frontiera. In Russia sono stati sottoposti ad alcune domande riguardanti la guerra e alle loro idee in merito all’Ucraina. Le yurte montante del Kirghizistan le hanno raggiunte a cavallo. Hanno percorso migliaia di chilometri di strada dritta, niente curve, niente semafori, niente rotatorie, una stazione di servizio ogni duecento chilometri e poi altra strada dritta, niente curve, niente incroci… paesaggi desolati, il deserto del Pamir, difficili da affrontare dal punto di vista emotivo, mantenendo un equilibrio esemplare anche nei rapporti tra loro. Per non parlare della polvere respirata in Tagikistan, che ha provocato forti mal di testa. Ricordate chi sono?

Pochi mesi fa alla vigilia della loro partenza avevamo titolato «Sognando il Kazakistan. La nostra avventura a bordo di una Panda». Un viaggio, era facile prevederlo, che si è trasformato in un’impresa, e nato con due obiettivi: mettersi in gioco nel tentativo (riuscito) di arrivare a un traguardo dall’altra parte del mondo, e al contempo di raggiungere un altro traguardo, quello di raccogliere soldi per l’associazione Dona di SLAncio (promessa mantenuta). Un doppio sogno che si è avverato per Tommaso Cocconi, Ulderico Tarasconi, Andrea Braghin e Lorenzo Santi, universitari partiti da Parma in luglio su una vecchia Panda per arrivare in Asia. Stanchi ma felici: all’esperienza indimenticabile hanno aggiunto 2340 euro raccolti con la piattaforma GoFundMe e con altre donazioni. Un anno prima avevano acquistato l’utilitaria ormai alla fine dei suoi giorni, e con parecchi litri di olio di gomito erano riusciti a trasformarla in una Batmobile fuoristrada. Ognuno di questi quattro moschettieri aveva il compito di dedicarsi al «pacchetto-Panda»: motore, elettronica, carrozzeria, tappezzeria (rifatta completamente), saldature, giunzioni, portapacchi composto da 40 litri di benzina, estintore, pala per la sabbia, fari aggiuntivi, sacchi a pelo, tende, trenta litri d’acqua, ricambi, pneumatici di scorta, e ovviamente gli effetti personali. E poi l’hanno modificata aggiungendo protezioni sottoscocca, strumentazione per tenere controllato i muscoli del motore, un’ulteriore guscio per il serbatoio. E così a luglio è partito il Flat Tyre Expedition Team, la spedizione dello pneumatico sgonfio: Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Russia, Turkmenistan, Uzbekistan, Kyrgizistan, Tagikistan e Kazakistan. «Paesaggisticamente è stato stupendo: montagne rosse che ricordano Marte, escursioni termiche notevoli, di giorno temperature bollenti e di notte gelide. Sempre strada sterrata, niente Internet, lingue diverse, villaggi fatti di fango e mezzi di trasporto improvvisati, in alternativa gli asini per chi vive ancor più in difficoltà». Mentre parlano i loro occhi si illuminano, tra gioia e commozione. «Siamo tornati a casa da alcuni mesi, ma ora possiamo finalmente ufficializzare la cifra raccolta e donata in solidarietà per le persone malate di Sla. Una cifra forse modesta, ma sappiamo che verrà utilizzata bene. Noi abbiamo scelto questa strada… una vera e propria strada, di certo non facile ma ricca di ricordi indelebili; chiunque però può continuare come crede ad aiutare l’associazione Dona di SLAncio».

Tommaso fa Economia, Ulderico è ricercatore in Ingegneria, Andrea e Lorenzo stanno seguendo un dottorato in Ingegneria. Nelle pause tra un libro e un altro, però, l’occhio scappa ancora sull’atlante geografico. E la sfida continua.

Cesare Pastarini