PARMA

Lo Csac «rinasce»: riaperto al pubblico un anno dopo l'alluvione

Laura Ruggiero

Era la notte fra il 19 e il 20 ottobre 2024 quando le piogge torrenziali travolsero Parma. In poche ore, il canale in zona Paradigna ruppe gli argini e l’acqua invase la centrale termica e tecnologica del Centro studi e archivio della comunicazione (Csac), il grande archivio dell’Università di Parma ospitato dal 2007 nell’Abbazia di Valserena.

Ieri mattina, a un anno da quell’alluvione, il Museo dello Csac è tornato ad aprire le porte. «È stato difficile, ma dal giorno del nubifragio abbiamo lavorato intensamente con passione e dedizione – afferma il rettore dell’Università di Parma Paolo Martelli –. Ora abbiamo una struttura sicura, pronta ad accogliere in serenità non solo gli studiosi che qui svolgono la loro attività di ricerca, ma anche i visitatori che speriamo siano numerosi».

La riapertura segna non solo un ritorno alla normalità, ma anche l’avvio di una nuova fase per lo Csac, che nell’ultimo anno ha rinnovato il proprio assetto organizzativo. Il comitato scientifico, parzialmente riformato, ha assunto l’impegno di rendere il centro sempre più aperto alla città e di proiettarlo oltre i confini locali. «Abbiamo voluto ripensare la chiesa come uno spazio da vivere in modo nuovo, in dialogo con l’abbazia stessa: – sottolinea Sara Martin, vicedirettrice del Csac – da un lato libera e aperta, dall’altro capace di valorizzare la sensibilità, la storia e la bellezza di questo luogo. Abbiamo scelto un allestimento sobrio che utilizza in modo equilibrato gli elementi architettonici e strutturali, per favorire una fruizione più consapevole e intima».

Fondato nel 1968 grazie alla visione di Arturo Carlo Quintavalle, lo Csac nacque come un progetto innovativo per la raccolta, la catalogazione e la promozione dell’arte contemporanea. Da allora, la sua missione non è cambiata: il nuovo percorso espositivo accoglie il visitatore in un ambiente pensato per raccontare la storia e la varietà di questo immenso patrimonio.

«All’inizio del percorso – illustra Martin – troviamo una sezione dedicata alle origini del Centro, con i primi allestimenti e le donazioni del 1968. Seguono tre ambienti che abbiamo chiamato “caffè”, “salotto” e “sala da pranzo”, pensati per rappresentare le collezioni di design. Proseguendo, una nicchia dedicata all’architettura dove presentiamo tre progetti di Gio Ponti».

Non mancano i manifesti cinematografici e gli abiti realizzati per cinema e teatro, insieme a due progetti di attualità sul ponte dello Stretto di Messina. Intanto, i prossimi appuntamenti sono già fissati: a fine novembre aprirà una mostra dedicata all’artista Bigi, mentre il 13 dicembre la Sala delle Colonne ospiterà un’esposizione su Giorgio Armani.