Parma Calcio
Capitan Delprato: «Il gruppo unito sarà la nostra forza»
Capitano, leader e punto di riferimento: Enrico Delprato continua a onorare nel migliore dei modi la fascia che porta al braccio da ormai tre stagioni. E, nonostante di mestiere faccia il difensore, esattamente come il suo illustre predecessore Lorenzo Minotti, non disdegna le sortite offensive, una delle quali sabato sera ha permesso al Parma di strappare un pareggio d'oro in rimonta al Tardini contro il Milan, già castigato lo scorso gennaio a San Siro.
Ma, al di là del gol (il decimo tra le fila dei crociati, il quinto in serie A), il classe '99, che lunedì ha compiuto 26 anni e sogna sempre di indossare la maglia della Nazionale maggiore, si conferma una certezza nella rosa gialloblù dopo la rivoluzione operata in estate. Alla luce delle qualità umane e morali dimostrate, non poteva certo mancare alla presentazione del libro «Capitani per sempre». «È una responsabilità, devi rappresentare i tuoi compagni, capire il carattere dei ragazzi e provare a dare sempre il buon esempio -spiega Delprato, che poi da vero capitano ha rivolto un pensiero al portiere Suzuki alla vigilia dell'operazione di domani in Giappone- ci dispiace, cerchiamo di stargli vicino perché sappiamo che perdiamo una pedina importante e dovrà stare fermo un bel po' di tempo. Però l'unica cosa che possiamo fare è garantirgli la nostra vicinanza».
Ha detto qualcosa ai ragazzi dopo la rimonta con il Milan?
«Ho fatto solo i complimenti, significa tanto per noi portare a casa un pareggio sudato e importante contro una squadra forte. Non era facile, sotto di due reti si poteva commettere l'errore di spingerci tutti in avanti e subire il terzo gol. Invece, siamo stati bravi a riaprire la partita grazie al gran gol di Bernabé e poi scendere in campo nel secondo tempo con un altro piglio fino a recuperare la partita».
Da capitano qual è stato il suo ruolo in questo difficile avvio di stagione?
«Abbiamo sempre dato dimostrazione di essere un gruppo unito e quest'anno lo è ancora di più. Lo spogliatoio è unito e deve essere la nostra forza di quest'anno».
Come sta proseguendo e a che punto è il vostro processo di crescita?
«È in continua evoluzione, abbiamo una settimana a disposizione per cercare di sistemare ancora le cose che non vanno perché se abbiamo questa classifica c'è sicuramente da migliorare. Bisogna ripartire da quella che è la base, da quanto hanno detto finora le partite: il sacrificio e l'unione della squadra ci sono sempre state però ovviamente non può e non deve bastare per raggiungere il risultato. Bisogna sistemare altre cose che in questo momento magari facciamo fatica a fare».
A livello personale si aspettava di essere così pericoloso nell'area del Milan?
«Il mio ruolo principale è quello di difendere e di cercare di dare il meglio sull'aspetto difensivo poi se arrivano i gol sono contento. Ho comunque la capacità di leggere il buco e capire dove può andare la palla quindi cerco di dare il meglio anche quando mi trovo in attacco».
I quattro tiri in porta hanno costituito un segnale per la squadra che stenta in attacco?
«Credo siano mancati solo i gol ma non la pericolosità perché abbiamo avuto diverse occasioni. Mi viene in mente la partita col Como ma anche la stessa di Cagliari, dove forse avevamo creato ancora di più. I nostri numeri davanti sono stati dettati anche dagli infortuni, abbiamo perso Ondrejka e Oristanio che sono due giocatori che uniscono il centrocampo e l'attacco e ti possono portare a essere ancora più pericolosi. Tutte le punte stanno veramente facendo un lavoro difensivo importante e, di conseguenza, non è poi facile essere lucidi sottoporta. Dovremo essere bravi noi difensori e centrocampisti a supportarle un po' di più e alzare qualche volta il baricentro per facilitare il loro compito».
C'è stato bisogno di un suo intervento nello spogliatoio al termine della gara col Bologna?
«Preferisco dare l'esempio sul campo, bisogna avere la lucidità di analizzare le cose che non vanno e analizzare la sfida col Bologna non è semplice perché siamo rimasti in dieci dopo trentacinque minuti contro una squadra forte. Serve avere la capacità e l'attenzione giuste per poi ripartire».
Spera nella chiamata in Nazionale?
«Ho fatto parte del giro azzurro dall'Under 18 all'Under 21, come dico sempre è il sogno di ogni ragazzo italiano che gioca a calcio. Auguro il meglio a chi ora si trova in Nazionale, molti sono stati miei compagni e la speranza è che possano qualificarsi al Mondiale. Per quanto mi riguarda, la mia possibile convocazione passa dalle prestazioni con il Parma».
Marco Bernardini