Il progetto
Acque inquinate, i nostri canali «sorvegliati speciali»
Corpi idrici inquinati e una strategia da costruire insieme alle istituzioni. Il progetto «FreshWater watch» prosegue con il suo lavoro di monitoraggio delle acque di Parma.
Un progetto iniziato a gennaio di quest’anno, sotto la guida dell’associazione Parma sostenibile, e che ha recentemente prodotto nuovi dati interessanti sulla condizione dei nostri canali. Il 73% dei corpi analizzati mostra numeri preoccupanti sulle concentrazioni di nitrati e fosfati, le due sostanze che il progetto sta utilizzando per misurare l’inquinamento presente nelle acque. Due nutrienti i cui livelli elevati provocano una crescita eccessiva delle alghe, oltre all’aumento dei batteri e una riduzione dell’ossigeno nell’acqua.
Nella mappa realizzata per mostrare gli ultimi risultati, ottenuti grazie all’iniziativa aperta ai cittadini «Parma Water blitz», sono numerosi i siti segnati in rosso, che superano i valori indicati per una buona qualità dell’acqua. I 300 cittadini coinvolti nel «blitz» di ottobre, con più di 130 campioni raccolti, hanno rilevato che oltre la metà delle misurazioni mostra una situazione non buona dei corpi idrici. Attività sul campo della durata di circa 30 minuti, che i partecipanti hanno svolto grazie ad un kit per le analisi, fornito con le istruzioni per l’utilizzo.
Agli strumenti a disposizione si aggiunge anche l’applicazione «ArcGis Survey123», usata per caricare sulla mappa online del progetto i dati raccolti. «I cittadini hanno dimostrato un forte interesse nei confronti della salute dei nostri ecosistemi acquatici», spiega la presidente di Parma sostenibile Lisa Baldi. Tra i 56 corpi idrici monitorati, tra Parma e provincia, i torrenti Cinghio e Cinghio Morto, il canale Naviglio-Taro, il cavo Riana e il canale Budrio hanno valori negativi in tutti i campioni raccolti. In particolare sono 9 i siti in cui le concentrazioni di nitrati superano addirittura i 10 mg/L, soglia che indica una situazione decisamente critica. Di questi siti, tre sono in città, lungo il Torrente Parma, le cui condizioni sono fortemente condizionate da alcuni affluenti compromessi come il Cavo Riana.
Per quanto riguarda i valori dei fosfati, i corpi idrici più inquinati sono in provincia, con concentrazioni superiori ad 1 mg/L per 4 siti, tra cui il canale Beneceto e il pozzo privato di Coloreto. Il prossimo passo del progetto «FreshWater Watch Parma», finanziato dalla Fondazione Cariparma e patrocinato dal Comune, sarà quello di coinvolgere le istituzioni locali per trovare insieme le soluzioni da mettere in campo. Sabato 29 novembre, dalle 9.30 alle 17, l’Università di Parma ospiterà la conferenza «Agricoltura: impatti sulla qualità delle acque e misure di mitigazione», nella cascina Ambolana del parco Area delle Scienze. Un momento di confronto per presentare i dati raccolti dal progetto sui corpi idrici e per discutere con le istituzioni locali e le associazioni di categoria, in una tavola rotonda nel pomeriggio, delle possibili misure di tutela degli ecosistemi del territorio. «Lo step successivo - spiega la ricercatrice Bruna Gumiero - è la costruzione di una strategia condivisa con le autorità e i portatori di interesse locali, per una gestione più consapevole e partecipata dell’ambiente».
Pietro Amendola