COMMERCIO

Negozi di vicinato, -20% da qui al 2035

Luca Molinari

Non esistono ricette facili per rilanciare il piccolo commercio, ma l'impegno - almeno a livello locale - è corale.

Dal 2012 a oggi a Parma, così come in tanti altri comuni, si è assistito alla progressiva chiusura dei negozi di vicinato e non si intravedono forti segnali di inversione di tendenza. Anzi, dai dati che emergono da una recente indagine nazionale di Confcommercio sul futuro del commercio al dettaglio, è ormai chiaro che, in assenza di politiche mirate, questa contrazione è destinata a proseguire nei prossimi anni.

Lo studio
I dati riguardano la densità commerciale, calcolata come numero di imprese attive del commercio al dettaglio (in sede fissa e ambulante) ogni mille abitanti.

Nel caso di Parma, emerge che nel 2012 c'erano poco meno di una decina (9,6) di negozi ogni mille abitanti. Oggi invece (2024) sono scesi a 7 (6,9 per l'esattezza) e da qui al 2035 caleranno ancora, fino a 5,2. Il calo percentuale nel periodo 2024-2035 sarà del 21,4 per cento, con un aumento della popolazione del 5,4 per cento.

Allargando lo sguardo ai dati nazionali, emerge che il problema desertificazione è più accentuato nel nord Italia, mentre le città del centro-sud soffrono meno il calo dei negozi. Le ragioni sono molteplici, a partire dalla minore presenza di centri commerciali e dalle diverse abitudini sugli acquisti online.

Quanto alle altre città dell'Emilia Romagna, il trend è simile a quello di Parma, con una progressiva e costante discesa del numero di negozi di vicinato nel corso degli anni.

Ascom
Vittorio Dall'Aglio, presidente di Ascom, è chiaro: «I dati dell’indagine confermano una tendenza ormai tipica delle città medio-grandi del Centro-Nord e che da tempo si osserva anche a Parma: la densità commerciale diminuisce e la nostra città si colloca oggi al 18° posto in Italia per numero di attività al dettaglio ogni mille abitanti».

Le cause «sono riconducibili a una crescita insufficiente dei consumi interni - osserva - al cambiamento dei comportamenti di spesa dei consumatori e alla diffusione delle tecnologie digitali che hanno favorito gli acquisti online. A questo si aggiunge il tema dei negozi sfitti che, seppur meno critico rispetto ad altre realtà, interessa anche Parma».

Le azioni messe in campo
Come Ascom «monitoriamo il fenomeno dal 2014, in collaborazione, negli anni successivi, con il Comune di Parma e il Politecnico di Milano - precisa -. Quest'analisi continua ci ha permesso di individuare quali politiche attivare per contrastarne gli effetti. I recenti bandi promossi dall’Amministrazione comunale hanno reso possibile la riapertura temporanea di diversi locali vuoti, trasformati in laboratori creativi e luoghi d’arte e successivamente ricollocati in nuove attività permanenti grazie alla visibilità ottenuta nei mesi di utilizzo. Inoltre, l’ultimo bando rivolto al centro storico ha consentito l’avvio di nuove imprese anche in ex negozi sfitti».

Recuperare i locali vuoti
Una delle leve più efficaci per contrastare la desertificazione commerciale «rimane il recupero e la riattivazione dei locali vuoti - conferma -: un percorso che intendiamo consolidare. Riportare attività nei vuoti urbani significa restituire servizi ai cittadini, presidio sociale alle strade e nuove opportunità per le imprese».

Alle difficoltà del commercio al dettaglio «si affianca oggi la situazione del comparto ricettivo-alberghiero- ribadisce -, che sta subendo l’impatto della crescente diffusione degli affitti brevi ad uso turistico. Una dinamica che, se non arginata, rischia di alterare gli equilibri del mercato e svuotare aree residenziali, che andrebbero invece rafforzate per garantire un bacino di mercato ai negozi tradizionali della nostra città strettamente correlati alla presenza di una residenza permanente».

Se la priorità è la rigenerazione urbana, «una risposta concreta arriva anche dagli hub urbani e di prossimità - ricorda -, strumenti già avviati a Parma e nei comuni di Fidenza, Salso e Busseto. Questi hub possono diventare catalizzatori di servizi e nuove attività, grazie a strumenti come i patti locali per la riattivazione degli spazi sfitti, canoni calmierati, animazione urbana e accompagnamento all’avvio d’impresa». Da ultimo, «la semplificazione burocratica resta fondamentale per facilitare la rigenerazione e il recupero degli immobili - conclude -. Abbiamo già avviato un tavolo di lavoro con il Comune di Parma. È evidente che la qualità del lavoro che verrà svolto nei prossimi anni sarà decisiva e che l’attenzione della politica verso il commercio di prossimità rappresenterà un fattore determinante per il futuro della nostra città».

Comune
«Il calo è generale - osserva Chiara Vernizzi, assessora alla Pianificazione per il commercio - ma nel nostro caso è più contenuto se parametrato alla crescita futura della popolazione. Il Comune sta compiendo sforzi importanti, penso ai bandi con contributi a fondo perduto per i commercianti e ad altre azioni portate avanti assieme alle associazioni di categoria. Il tema del negozio è centrale per la vita della città, se si chiudono vetrine la qualità della vita cambia. Da gestire con attenzione anche il tema turismo e affitti brevi. Attualmente siamo in attesa dei bandi dell'hub urbano, per portare a casa altri finanziamenti. L'invito ai cittadini è quello di sostenere i negozi di vicinato, ognuno deve fare la propra parte».