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Mauro Coruzzi, addio all'amica «Horny»: «Ti saluto con un sorriso dentro al pianto»

Mauro Coruzzi

Un sorriso dentro al pianto l'ha scritta per Ornella Francesco Gabbani ed è il suo ritratto perfetto: dono delle persone intelligenti e curiose, Ornella sapeva far ridere, come ha fatto su di sé per buona parte della vita, e con la libertà che si è concessa senza remore con chi le capitava a tiro.

Piango, come un povero plebeo a cui viene a mancare la Sovrana, tre metri sopra il cielo del talento altrui, Lei che iniziò la sua “discesa” qui da noi, facendo l’attrice, bravissima ma terrorizzata, Lei che poco più di una scommessa, si trova a maneggiare le «Canzoni della Mala» e poi nei ‘60, i Sanremo anche in coppia con la Berti, e poi e poi e poi…

Vado sul personale, avendo avuto il privilegio di frequentarla e di lavorare con Lei in più di un’occasione… L’ho chiamata «Horny»: mi dissi o mi fulmina o… No, ride come una pazza, mi stampa un bacio sulle labbra, uno dei segni distintivi che significava ok, siamo amici… Nel 2015 vado a Sanremo, in coppia con Grazia (Di Michele) solidale amica di «Horny», e Lei ci chiama e dice a Grazia belle cose (un dettaglio, le piaceva Malika Ayane, affermando che poteva essere l’unica sua erede per stile etc, etc). A me, ridacchiando come una malefica fattucchiera, dice che non avevo fatto la discesa della scalinata sennò avrei corso il rischio di danneggiare terribilmente la scenografia. Poi quando pativa in quarta su «certi argomenti» non potevi e non dovevi fermarla. «Ma tu che sei in contatto con quella di Lugano che si è ritirata, mi spieghi cosa fa se è feliceeee», con la finale di parola che da sorniona diventava cicaleccio, hai voglia dire «Ma non sono così intimo, non sono il biografo di quella Signora» e partiva una randellata affettuosa ma piccata perché, a sentir Lei, «con la Minaaa ci siamo fatte nottate di scopone, e lei fumava come una ciminiera del Cremonese, poi, improvvisamente, smette di giocare, di fumare e sparisce, va in Svizzera la Signoraaaa», ma poi capivi che è stata una delle più grandi e competitive amiche e «Horny» ne ha avute di più nell’ultima parte della sua carriera.

Mi piegavo in due, di recente, quando, dopo il secondo ictus, mi chiamava niente saluti in entrata e nemmeno quando chiudeva: «…Ma sei ancora vivaaaa». E quando invece trovava la segreteria lasciava dei messaggi di grande tenerezza: «Ho visto sulla tal rivista che ti sei ripresa, ne sono contenta». Le sue telefonate, agli orari più imprevedibili, erano enigmi di difficoltosa comprensione, con la voce, la mattina presto, di chi ha avuta una notte turbolenta: «Ma fuori piove? Ah no? Allora posso andare in bagno!!!» e ti lasciava lì così a pensarci, ma sapeva benissimo che avrebbe generato un sorriso. Una volta, una volta sola, abbiamo “discusso” fortemente: «Horny» aveva messo in scaletta «Caruso» di Lucio Dalla e io le contestai la scelta: «Ma scusa la fanno tutte e tutti, arrivi buon’ultima, l’ha fatto anche la Oxa». Ho pensato: è il momento dell’addio, e invece, dopo la sfuriata sono riuscito a spiegarle che una canzone come «Quale allegria» di Lucio lei l’aveva cantata e meglio della versione dell’autore e si è poi andati a cena, con Ondina, la sua pelosa barboncina minuscola, che «Horny», con l’imbarazzo dei gestori, pretendeva che avesse il suo posto a tavola…

Mi sono messo a piangere un paio di volte ai suoi concerti, quando al Teatro Dal Verme di Milano, intonò «Mi sono innamorata di te», per la prima parte senza il supporto della band, memorabile e commossa lei, e come un l’effetto di un virus, contagiò buona parte della sala… Poi vado a trovarla, un paio d’anni fa scarsi, agli Arcimboldi, dove appare a sorpresa, Patty Pravo e le due s’infilano dentro «Senza fine» e «Dimmi che non vuoi morire», scambiandosi le parti, loro possono… Qualche tempo fa ci chiama Maria de Filippi che si era inventata un «Amici Celebrities» e ci disse che noi due eravamo le giudici in cattedra…. Nel casino tra il pubblico e il volume delle performances «Horny» sbuffava: «Uff Uff… come quando mi hanno fatto Grand Uff della Rep…uff uff», poi nelle pause o anche quando si scocciava della boriosità di alcuni, ti sottoponeva difficilissime domande: «Ma tu ti senti più lei o più lui?» e, non interessandosi assolutamente della risposta, lanciava la successiva interrogazione: «Ma tu, alla tua età, fai ancora all’amore?», a dire il vero la terminologia era più esplicita… Rido , voglio ridere e non sentire il cuore trafitto… Lei vuole così, avrebbe voluto così, e per non smentirsi mai sparò una sera, nella sua casa, così vicina a via Solferino, la sede del Corriere della Sera, la strepitosa frase-simbolo «Ho una Lunghissima carriera ….alle spalle». Da ultimo, a loop, mi sono fatto una scaletta delle sue canzoni che ho più amato tra le tante : «Io come farò» del suo grande amore Gino Paoli, la sua versione di «Insieme a te non ci sto più» di Paolo Conte cantata per prima da Caterina Caselli, «Dettagli» di Roberto Carlos, testo in italiano di Bruno Lauzi, «Samba della Rosa» di Vinicius de Moraes e Toquinho, «Non dirmi niente» versione italiana di un pezzo di Burt Bacharach, testo di Mogol, «Uomini» di Sergio Endrigo e Sergio Bardotti, «Sto con lui» di Franco Califano, «Après l’amour» di Aznavour, «Io con te» di Grazia Di Michele. Un sorriso dentro al pianto, Ornella ti ameremo per sempre e così sia.

Mauro Coruzzi