Fermata soppressa

«Il 15 non passa più». E in via Milano si alza la protesta

Asia Rossi

Il tragitto del bus cambia. E in via Milano, improvvisamente, tutto sembra più lontano.

La fermata della linea 15, quella che per anni ha tenuto insieme studenti con lo zaino pesante, anziani con la spesa, lavoratori di fretta e ragazzi diretti a Moletolo, scompare dalla mappa del quartiere.

Da oggi il bus non passerà più: da via Cagliari svolterà direttamente su via Europa, trasformando questo tratto in un’isola comparsa all’ultimo, improvvisamente ai margini. Una decisione presa per «migliorare la regolarità del servizio». Ma è bastato il pomeriggio di ieri, trascorso qui, per capire che dietro ai grafici dei tempi di percorrenza e alle linee dritte delle mappe c’è un quartiere vivo.

«Qui davanti c’è di tutto: la scuola, la casa di riposo, il circolo degli anziani…» racconta Veronica, barista che conosce ogni volto e ogni storia. Dal bancone ha visto crescere generazioni intere, per lei lo stop del 15 è un colpo soprattutto per chi ha meno margine per adattarsi: «Per molti questa fermata non era un dettaglio. Era una necessità quotidiana».

«È un quartiere pieno di persone che si muovono, lavorano, vivono davvero qui» osserva Angelo Doddo. Ricorda l’artigiano invalido che ora dovrà allungare il percorso, gli anziani diretti in centro, i bambini che per andare a scuola dovranno spingersi fino a via Cagliari. «Sembra una piccola cosa, ma non lo è per chi la vive ogni giorno».

Antonio, che ha scoperto la novità quasi per caso, scuote la testa. «Era una fermata fondamentale. Non tutti hanno un’auto o qualcuno che li accompagni. Si parla di incentivare i mezzi pubblici, ma poi si taglia proprio dove il mezzo pubblico fa davvero la differenza». Vive da anni in via Milano e lo ripete con semplicità: «Togliere il 15 significa penalizzare molti, non pochi».

Giuseppe, che in questa strada è nato e cresciuto, cammina tra ricordi e futuro con un misto di fiducia e amarezza. «Credo nella riqualificazione del quartiere. Basta guardare la scuola Vicini: bambini di tante nazionalità, famiglie diverse che convivono. È una bellezza». Per questo la decisione lo ha spiazzato: «Togliere la fermata è un passo indietro. Una scelta che, invece di avvicinare, allontana le persone e i servizi».

Arianna si sorprende non appena viene a sapere della notizia. «Con una scuola, una Rsa, la parrocchia e tutte le famiglie che vivono qui, è difficile capire il perché di questa scelta». Per anni ha preso il 15 per andare alle superiori e poi all’università: «Era sempre pieno di studenti, di gente che andava e veniva. Era un collegamento che teneva insieme un pezzo di città». E aggiunge quello che tanti ripetono sottovoce: «Non tutti possono permettersi un’auto. Per molti il bus è autonomia, non comodità».

Grazia ripensa alla sua routine quasi con tenerezza: «Mia figlia usciva da scuola e prendevamo il 15 per andare in palestra. Mio figlio lo usa per il calcio a Moletolo. In estate era perfetto per la piscina. Era una di quelle piccole certezze che rendono più semplice la vita di tutti i giorni». E poi c’è Walter, per cui il taglio è una ferita aperta. «Un quartiere vive dei collegamenti che lo attraversano. Senza trasporto pubblico aumenta l’isolamento, diminuisce il movimento, cresce la sensazione di essere tagliati fuori». Per lui la fermata di via Milano non era solo strategica, era essenziale: «Andrebbe potenziata, non eliminata. È un errore che si sentirà nel tempo».

Asia Rossi