Calcio

Ballotta: «Parma Legends, noi un gruppo di amici veri»

Marco Bernardini

Sarà, con ogni probabilità, il primo nome ad essere annunciato nella formazione titolare delle Parma Legends, che, sotto la guida di Nevio Scala, domenica alle 16 debutteranno ufficialmente allo stadio Groupama OL Training Center in casa dell'Olympique Lione nell'ambito delle celebrazioni per i 75 anni del club francese.

L'ex portiere Marco Ballotta, che in carriera indossò, tra le altre, anche le maglie di Inter, Lazio, Modena, Brescia e tra i dilettanti chiuse nel ruolo di attaccante, ritroverà, in primis, un gruppo di amici (Apolloni, Di Chiara, Melli, Osio e Pizzi solo alcune delle leggende presenti oggi come allora) assieme ai quali, dal 1991 al '94, scrisse una pagina memorabile nella storia del Parma, conquistando, in ordine cronologico, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea. Oltre trent'anni dopo il rapporto tra di loro è rimasto ben saldo e ora il Parma li ha radunati per sfidare altri ex campioni di livello in giro per l'Europa. A partire dal Lione dei vari Govou, Gonalons, Reveillere e Coupet. «Ci siamo allenati una volta a Collecchio giusto per fare una sgambata e capire lo stato di forma dei giocatori -spiega Ballotta, tuttora il giocatore più «anziano» di sempre ad aver disputato una partita di serie A e Champions League- ora ne arriveranno altri ma la cosa più bella è ritrovarsi tra ex compagni di squadra».

Ha chiesto di essere schierato in attacco?
«Sanno già quello che penso poi deciderà l'allenatore -sorride- in queste situazioni forse è giusto fare quello che facevi da calciatore ma se ci fosse la necessità anche un tempo fuori dai pali non mi dispiacerebbe».

Quanto le farà piacere incontrare di nuovo i protagonisti di quel Parma?
«Sinceramente non abbiamo mai smesso di sentirci e non ci siamo nemmeno allontanati. Noi emiliani eravamo sempre in contatto, abbiamo cominciato con questo gruppo giocando qualche partita qua in zona fino ad arrivare ora su campi prestigiosi. Le Legends dovrebbero esistere sempre in ogni società per rivivere i tempi del passato, che nel nostro caso si può definire glorioso».

Cos'ha rappresentato per voi Nevio Scala?
«È indubbio che Nevio abbia lasciato un ricordo indelebile in ognuno di noi, si è partiti con lui dalla serie B e sono arrivate le prime vittorie in Italia e in Europa. Ha dato il là alla storia del Parma, in cui abbiamo fatto la nostra parte»

Qual era il vostro segreto?
«Si sono messe insieme tante personalità, tanti bravi giocatori ma, soprattutto, tanti grandi uomini. Avevamo tre-quattro elementi di livello internazionale come Taffarel, Brolin, Grun e Asprilla, eravamo tutti ragazzi di spessore e con queste caratteristiche siamo riusciti a fare qualcosa d'importante. Non basta solo essere dei buoni calciatori, serve altro e oggi lo dimostra il fatto che non ci siamo mai persi di vista».

Qual è il suo ricordo più bello?
«Sarebbe troppo facile rispondere Wembley ma la finale di Coppa Italia con la Juve dell'anno prima, che poi ci consentì di qualificarci alla Coppa delle Coppe, credo sia stato il momento più importante. Vincere una Coppa di fronte alla Juve, per quel Parma, fu un risultato incredibile».

Sul piano personale cos'ha significato la tappa di Parma?
«È stata la tappa inizialmente più importante, avevo giocato solo in C e in B poi Pastorello mi chiese di venire a Parma. Subito ci ho riflettuto, perché a Cesena ero stato impiegato poco e non volevo fare un'altra stagione in panchina da vice Taffarel. Poi fortunatamente ho accettato e da lì si sono aperte le porte di una carriera diversa rispetto a quella che avevo fatto fino a lì».

Come giudica l'esordio di Corvi?
«C'è sempre molta titubanza a lanciare i giovani, bisogna farli giocare e metterli nelle condizioni di dimostrare la loro forza. Capitò la stessa cosa anche a me a Parma, all'inizio non c'era tutta quella positività nei miei confronti e il mister non mi faceva giocare neanche in Coppa Italia. Poi Taffarel fu espulso nella partita di Cagliari, entrai facendo bene e successivamente mi presi il posto da titolare in Coppa che alla fine vincemmo. Corvi merita la riconferma e adesso tocca a lui: se avrà la possibilità di continuare a giocare, dovrà saper dimostrare effettivamente il suo valore però con serenità e senza l'assillo di fare prestazioni di altissimo livello ma facendo semplicemente quello che sa fare».

Qual è il suo giudizio sul Parma di Cuesta?
«Lo vedo in crescita, è una squadra giovane con qualche giocatore interessante. Ci vuole sempre un po' di pazienza all'inizio ma sta dimostrando di poter stare in questa serie A, dove alcune compagini mi sembrano inferiori al Parma. L'obiettivo resta la salvezza, domenica è stata una vittoria fondamentale con tre punti sul campo di una diretta concorrente che possono dare maggior sicurezza nei propri mezzi».

Adesso il prossimo step sarà acquisire continuità..
«Per una squadra che deve salvarsi è importante la continuità ma anche la fase difensiva perché se sei solido dietro qualche risultato lo porti sempre a casa. Poi vincere aiuta a vincere, sabato con l'Udinese, che viene da una sconfitta e non attraversa un periodo positivo, bisogna dare un senso e un seguito al successo di Verona. Ci sarà da lottare fino alla fine ma credo che far bene anche la prossima partita moralmente possa essere un bel toccasana».

Cosa pensa finora del campionato di serie A?
«Vedo sempre Inter e Napoli sopra a tutte, poi ci sono Milan, Roma, lo stesso Bologna lì vicino e il Como che sta facendo meraviglie. È un campionato molto equilibrato, sta già dando indicazioni ma sia davanti che in coda c'è tanto equilibrio. Meglio che siano coinvolte molte squadre, sarà una bella lotta».

Marco Bernardini