La gazza ladra
Il grande ritorno delle pellicce
Tutto passa e tutto se ne va, ma le ricorrenze restano, compreso il prossimo, quasi imminente Natale. E per quanto non ci si debba far travolgere dal fanatismo del consumismo, lasciamoci cullare dal piacere del regalino, da fare, da consegnare e, speriamo, anche, da ricevere. Affrontiamo dicembre con quella vitalità frizzantina che, a volte, ci dimentichiamo durante il resto dell’anno e cominciamo il nostro «shopping» dalle tendenze del momento: per lei ma non soltanto, la pelliccia sembra tornata prepotentemente di moda: vere, finte, vintage, le vere non si dovrebbero indossare anche se quelle ripescate sui banconi del mercatino o dai bauli di una nonna non sono l’espressione della contemporanea soppressione dell’animale, ma dell’uso di un reperto che rimanda, questo sì, alla vituperata pratica per troppo tempo messa in atto scuoiando bestiole più o meno grandi. Ora, dopo le vistose pellicce fintissime, di colori improbabili, di pelouche, di lane che spesso tali non sono, pare si stia definendo un uso più calibrato della «copertura» col pelo, uno stile che rimanda più alla stilosa signora della «buona borghesia», anni ’50; i colori sono quelli morbidi dei visoni, avvolgenti, seducenti ma realizzate proprio coi tagli e le proporzioni dei «di che furono» ma completamente sintetiche.
Colli di zibellino rimediato, copri maniche o manicotti di fintissima lince, le più audaci con il maculato ancora «top»: curioso che nelle istruzioni specificate sul cartellino ci sia la dicitura «si può anche utilizzare la temperatura a 30 gradi in lavatrice»), notoriamente un’autentica pelliccia non si lava , semmai se ce n’è una della nonna e se si ha il coraggio di indossarla, la si porti in lavanderia, e con un trattamento a secco e poi una «lisciata» con pettine sembrerà non solo come nuova ma anche «rivoluzionaria» se abbinata ad un elemento «trasgressivo» o «destrutturante», tipo un jeans o un «patchwork» appositamente cucito per l’uso, un «gonnone» da «figlia dei fiori», mentre per l’uomo l’uso della pellicceria diventa più complesso… Si usino solo le «ecopellicce», non più i cosiddetti «raccoon coat», il cappotto interamente di pelliccia di procione, anche le firme più popolari della moda propongono un uomo interamente avvolto, in alcuni casi fino a terra, come fossero appartenenti ad un’altra epoca, quella hollywoodiana delle star, anche maschili, di un mondo ormai sepolto, in favore di ecopellicce «fastose», che abbiano il principale compito di difendere dal freddo e poi se si è anche «ecostenibilI» è pure meglio, ma ciò che più conta o dovrebbe contare è sentirsi a posto con «l’outfit» scelto. Per i «millenials» che conservano i loro feticci lontano da mode passeggere, il montone è il caposaldo del guardaroba invernale: il vero montone si realizza con la prima tosatura dell’ovino senza sofferenza alcuna dell’animale: lo usavano Battisti e Patty Pravo, fin dagli anni ’70: coprirsi cantando, mica male come idea!!!
Buona Domenica.