COLLECCHIO

Io leggo, gran finale con i Modena City Ramblers

Lucia Carletti

 Un libro è cultura, arte, viaggio, riflessione, libertà. Un libro è perdersi nelle storie, farle proprie e scoprire, pagina dopo pagina, di essersi arricchiti.

«Io leggo», la prima edizione del Festival del libro realizzata dall’assessorato alla Cultura del Comune in collaborazione con Silent Book Party nella tensostruttura di viale Saragat, grazie a un programma diversificato con più di 10 appuntamenti in 6 giorni tra presentazioni, laboratori e incontri ha catturato l’attenzione di molte persone.

Soddisfazione per la sindaca Maristella Galli (per l’amministrazione è intervenuta anche l’assessora Anna Gherardi): «Il festival ha raggiunto i suoi obiettivi: sensibilizzare alla lettura e renderla un’attività sempre più attraente per un pubblico ampio, creare un legame con il pubblico permettendo ai lettori di incontrare direttamente gli autori, porre domande e partecipare a dibattiti. Sentire parole arricchisce i pensieri, e tutta la comunità ne ha beneficiato». Dopo Elisa Pellacani, Luca Sommi, Gabriele Balestrazzi, Valerio Varesi, Sara Gambazza (per citare solo alcuni degli ospiti della rassegna), pure l’ultima data con i Modena City Ramblers (resa possibile anche grazie a Casa della Pace, Comune di Parma, Anpi provinciale sezione di Parma e di Collecchio) è stata un successo. Il gruppo ha presentato il suo libro «Nati per la libertà. Racconti resistenti» dialogando con Paola Varesi di Anpi Parma. Un volume corale con il racconto di 25 storie di persone protagoniste della Resistenza. «Riuscire a esporre certi temi che abbiamo a cuore - hanno spiegato i Modena City Ramblers - mettendoli in forma di racconto, e non solo di canzone, è stato per noi appassionante». Firmare l’opera come collettivo e non come singoli è stato naturale, perché «è una comunità che scrive di un’altra comunità, i partigiani». Come hanno spiegato, nelle pagine emerge un’attenzione particolare alla storia e ai valori della Resistenza, incontrando protagonisti realmente esistiti o inventati che si muovono comunque in un tessuto storico reale, a rappresentare un mondo fatto non di eroi ma di persone comuni. «Non ci rendiamo più conto di cosa voglia dire anelare alla libertà e certe parole stanno perdendo di significato. Bisogna però ritornare a raccontare la Resistenza per quello che è stata e a pesare le parole per quello che sono».Il rapporto con la musica emerge in molti racconti. Non poteva quindi mancare un’esibizione del vivo con alcuni dei loro brani più celebri, da «Con la guerriglia» alla conclusione con «Bella ciao».

Lucia Carletti