Le reazioni alla classifica
Qualità della vita, «il sistema Parma funziona». «No, male sicurezza e tempo libero»
Sono tutti soddisfatti, ma anche consapevoli del fatto che si tratti di un –seppur «buonissimo» – punto di partenza su cui continuare a lavorare. I dati del Sole 24 Ore, che posizionano Parma tra le prime dieci città in Italia per la qualità della vita, entusiasma le istituzioni politiche ed economiche del territorio. «È una classifica che ci soddisfa per la forte crescita di posizioni, grazie a dei dati su parametri in netto miglioramento - afferma il sindaco Michele Guerra .- Esce a poche settimane da un’altra rilevazione nazionale che ci poneva alla settima posizione. Significa che la città, il territorio provinciale e un sistema intero che queste classifiche fotografano sono in buona salute e ben gestite».
Ma la «promessa» con la città non si fermerà certo ai dati: «Questo non significa che non si debba operare con ancora più impegno sia sui parametri che risultano più bassi, sia su quelli alti - prosegue Guerra-. È ciò che faremo, continuando a lavorare giorno dopo giorno per mantenere alta la qualità della vita sul territorio. Le classifiche, come dico sempre, vanno prese con le pinze sia quando sono buone che quando mettono in luce i problemi».
Poi la «stoccata» all'opposizione (e non solo): «Mi preme sottolineare che la narrazione di una città sbandata, morta, devastata - ribadisce il sindaco - è figlia solo ed esclusivamente di una volontà di strumentalizzazione politica che non fa bene a Parma».
Commenta la classifica del Sole 24 Ore anche Alessandro Fadda, presidente della Provincia, dando prima uno sguardo generale ai numeri: che cosa ci dicono, in più, della nostra città? «Parma torna in top ten dopo 3 anni - dichiara Fadda - ed è un dato certamente positivo. Al netto del fatto che le classifiche devono essere sempre prese con le molle, emerge un dato tendenziale: dal 2019 ad oggi il Parmense solo in un’occasione, lo scorso anno, è sceso sotto la 12ª posizione. Questo certifica - sottolinea-, in generale, il mantenimento di un buon livello di qualità della vita nel nostro territorio».
Passa poi in rassegna ogni dato: «Migliorano, in maniera significativa, alcuni parametri relativi a ricchezza e lavoro (+35); affari e lavoro (+10) e giustizia e sicurezza (+10). Laddove perdiamo qualche posizione - continua il presidente della Provincia -, come in demografica e società (-4), manteniamo comunque un ottimo ottavo posto. Il dato relativo a cultura e tempo libero (43° posto con perdita di 7 posizioni)». Dato che «ci invita, invece, a fare qualche riflessione volta ad incrementare quel lavoro di rete - fa notare Fadda-, con tutto il territorio provinciale, per migliorare l’offerta di impiantistica sportiva e di proposte culturali».
La classifica mostra come anche il lavoro abbia segnato un miglioramento (con +10 posizioni recuperate, arrivando così al 15esimo posto): «Gli indicatori rivelano un buon tasso di occupazione e una quota di export significativa - commenta Gabriele Buia, presidente dell'Unione parmense degli industriali - segno di una vocazione internazionale del nostro territorio e della sua dinamicità». Un risultato che, in generale, «è motivo di soddisfazione: scalare sedici posizioni in un anno è un grande traguardo, ma - aggiunge Buia - è anche importante continuare a lavorare insieme e riflettere su tutti gli indicatori». Ad esempio, «dobbiamo fare ancora di più per la sicurezza e per l'attrattività nei confronti dei giovani». Infine, Buia ricorda che «il nostro impegno come sistema industriale è continuare a lavorare per la crescita di tutti - chiosa -: perché non vogliamo che la qualità della vita sia solo un dato statistico, ma che si concretizzi davvero».
Anna Pinazzi
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I commenti: «Il sistema Parma funziona»
«Male sicurezza e tempo libero»
Pioggia di critiche su alcuni indicatori, fra cui la sanità
C'è chi definisce i risultati della classifica «un segnale positivo importante», e chi invece individua elementi critici: primi fra tutti la sicurezza (per cui ci piazziamo al 70esimo posto) e l'attrattività per i giovani (dove siamo 43esimi). Sono tanti i politici che hanno deciso di commentare la classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita.
«La classifica parla chiaro: tra i primi 20 posti ci sono le province dell’Emilia-Romagna - commenta la senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent-. È la dimostrazione che quando si governa con serietà, investendo su servizi, mobilità, ambiente e coesione sociale, si migliora davvero la vita delle persone». I dati sono «la prova che una comunità dove si vive bene si costruisce con pianificazione, infrastrutture funzionanti e politiche pubbliche che mettono al centro le persone», aggiunge la senatrice di Italia Viva.
Un risultato che, per molti, si concretizza grazie a un «gioco di squadra» tra le diverse realtà del territorio: «L’esito complessivamente così positivo è frutto di un lavoro assiduo portato avanti da amministrazioni locali, parti sociali, volontariato, università e imprese, cittadini - sottolinea Barbara Lori, - vicepresidente dell'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna - e costituisce un importante stimolo per rinsaldare quel lavoro di rete che è alla base della possibilità di costruire una società coesa e capace di rispondere a bisogni in continua evoluzione, e anche di migliorare quegli ambiti in cui ancora non si è raggiunta l’eccellenza».
La pensa così anche Francesco De Vanna, assessore alla Legalità: «Il “sistema Parma” porta a casa questo ulteriore risultato, che dimostra la bontà del lavoro svolto negli anni, la solidità delle reti costruite, la correttezza della direzione intrapresa insieme con la Provincia e la Regione: guadagnare 16 posizioni in un solo anno certifica la correttezza del lavoro amministrativo». E ora si festeggia? «No - risponde l'assessore - si continua a lavorare, ancora di più, anche per superare i problemi, che ci sono e che non ci nascondiamo».
Lo ribadisce anche Prospettiva tramite una nota: «A Parma si vive bene. I dati sono un incoraggiamento per proseguire la strada intrapresa dall’amministrazione Guerra senza chiudere gli occhi, tuttavia, su diversi problemi presenti». E per Sandro Campanini, capogruppo del Pd in Consiglio comunale, il percorso è segnato da «una comunità civile e un'amministrazione consapevoli del valore della nostra città, così come dei problemi da affrontare, che lavorano per il presente e il futuro di Parma con fiducia e dedizione».
Ma non mancano riflessioni diverse e critiche. «Che Parma sia un territorio forte nessuno lo nega - premette Laura Cavandoli, deputata della Lega -. Ma usare la top ten del Sole 24 Ore per dire che la città è “in buona salute e ben gestita” funziona solo se ci si ferma al titolo. Appena si guardano i dati, emerge un’altra realtà: siamo solo 25esimi per qualità della vita dei bambini e 43esimi per i giovani». Si sofferma, in particolare, sul tema della sicurezza e dell'attrattività culturale: «Sul fronte sicurezza i numeri smentiscono ogni minimizzazione: Parma è 70esima, con un indice di criminalità sopra la media nazionale - fa notare Cavandoli - Anche sulla cultura servirebbe meno trionfalismo. Siamo 43esimi». La Lega continua ad attaccare, riportando all'attenzione un altro dato: «La classifica, letta dal versante sanitario, è un promemoria degli errori di programmazione della Regione - dice il consigliere regionale della Lega, Tommaso Fiazza-. In provincia di Parma siamo solo 90esimi per numero di medici di base: significa che il problema non è più un allarme delle categorie, ma un dato certificato». E c'è chi, a livello generale, commenta: «Per quanto possano valere queste classifiche, la verità è che a Parma si vive tutto sommato bene a prescindere da chi l’amministri - afferma Priamo Bocchi, consigliere regionale e comunale di Fratelli d'Italia -. Fa riflettere piuttosto il fatto che siamo agli ultimi posti in legalità e sicurezza e piazzati male in cultura e tempo libero». Il Team Vannacci fa notare come «ogni giorno, in realtà, leggiamo un bollettino di guerra relativo a furti, aggressioni, molestie e delinquenza» e Virginia Chiastra, presidente di Missione Parma, sottolinea come non debba «passare in secondo piano il dato principale che traspare da questa classifica se letta con attenzione: l’immigrazione a Parma rischia di causare presto un disastro sociale per tutti, parmigiani e non».
A.P.