DALL'INCIDENTE AL PROCESSO
L'alcoltest? «No, grazie». E scatta la condanna per il chirurgo plastico «modaiolo» già finito sotto inchiesta
Professione chirurgo plastico. Con un debole per le auto di lusso, gli orologi costosi e i viaggi da sogno, come testimoniano le numerose foto postate sui suoi profili social. E su alcune immagini campeggia anche la scritta: «Libera la tua bellezza, abbiamo i migliori prezzi». Fin qui nulla di male, solo una questione di gusti. O di misura, tutt'al più. Ma Josè Lizarraga Picciotti, 64 anni, origini peruviane, è anche il medico (vero, iscritto all'Ordine di Roma) finito sotto inchiesta la scorsa estate dopo la morte di una 46enne ecuadoregna sottoposta a un intervento di liposuzione nel suo studio di Roma. Un caso che aveva suscitato un grande clamore, anche perché erano emersi diversi dubbi sul fatto che la struttura avesse le adeguate autorizzazioni. Tuttavia, l'indagine, per omicidio colposo, che ha coinvolto anche l'anestesista e l'infermiere al lavoro con il chirurgo quel 7 giugno, non si è ancora chiusa. Nel frattempo, però, lo scorso settembre Lizarraga Picciotti è stato condannato a 5 mesi (in primo grado) a Brescia, oltre che al pagamento di una provvisionale di 30mila euro, per lesioni colpose nei confronti di una paziente che si era rivolta a lui sempre per una liposuzione: una prima operazione nella capitale e una secondo a Desenzano.
E a Parma? Nessun intervento estetico. Problemi più «banali» con il Codice della strada, ma che hanno fatto finire Lizarraga in Tribunale. Il chirurgo, dopo un incidente sulla provinciale tra Soragna e Parma, si sarebbe infatti rifiutato di sottoporsi all'alcoltest. Una violazione dell'articolo 186, che gli è costata una condanna a 6 mesi d'arresto e 1.500 euro di ammenda. La pena è stata sospesa.
Quel 18 dicembre 2023 Lizarraga stava tornando da un week end passato tra Como e Milano. Un fine settimana di svago e lavoro, visto che la domenica aveva effettuato una visita a domicilio a una paziente. E dal capoluogo lombardo era partito prestissimo quel lunedì mattina, sulla sua Mercedes GLE 400, per far rientro a Roma. Poco dopo le 5 era già in provincia di Parma, a Carzeto: ed è proprio lì, sulla «Ponzella», che aveva perso il controllo dell'auto finendo contro il guardrail.
Nessuna grave lesione per Lizarraga, che era stato anche trasportato all'ospedale di Vaio per accertamenti, ma il chirurgo sarebbe apparso in «equilibrio precario» e «confuso», tanto che era stato deciso di sottoporlo all'alcoltest. Ma lui avrebbe rifiutato, o comunque non avrebbe avuto un atteggiamento collaborativo, si legge nel capo d'imputazione. Una ricostruzione contestata durante il processo dalla difesa, secondo cui non ci sarebbe stato alcun rifiuto. Ma la giudice non ha avuto dubbi. «Chiaramente non siamo soddisfatti - si limita a sottolineare l'avvocato Francesco Tassini, che assiste Lizarraga - e proporremo appello».
Georgia Azzali