Lutto
Neviano ha perso Camillo Rinaldi, memoria ferrea della Resistenza
Neviano Famiglia e Resistenza. Due parole che si sono intrecciate nella sua vita, caratterizzanti di un’esistenza vissuta per la memoria di quella lotta in cui la sua famiglia è stata tra i protagonisti.
Tra gli ultimi testimoni, e voci, di quegli anni durissimi, è scomparso a 91 anni Camillo Rinaldi, nevianese doc, ultimo dei figli viventi di Camilla Ferrari. Classe 1934, era il fratello maggiore di Mario, studioso e scrittore che ha scritto pagine importanti sulla Resistenza, come il libro «Dal Ventasso al Fuso», lasciando una testimonianza immortale di quelle vicende storiche, ma prima di tutto umane. Come quelle che avevano respirato e vissuto nella loro casa.
Una famiglia che ha inciso il proprio nome nella lotta antifascista. La madre, sorella di Giacomo Ferrari «Arta», comandante unico delle forze partigiane parmensi e poi senatore, è stata tra le coraggiose donne, spesso poco ricordate, che hanno partecipato alla Resistenza, Medaglia d’oro al valor civile, come amava ricordare il figlio. In prime nozze aveva sposato Priamo Brunazzi, da cui aveva avuto Alberto e Lele. Rimasta vedova, la madre era salita a Neviano per fare la maestra e aveva conosciuto Vincenzo Rinaldi: dal loro matrimonio nacquero Camillo e Mario.
Era un bambino di circa 8 anni, ma quei vissuti sono rimasti indelebili nei suoi occhi e nella memoria. La loro casa era un presidio importante, un rifugio per tanti, in particolare per i partigiani.
Lui vive quelle vicende sulla sua pelle: la fuga per il pericolo incombente visto il coinvolgimento sempre maggiore della madre nella Resistenza, i volti e le vicende nella 47ª Brigata Garibaldi, resa mitica dal romanzo di Ubaldo Bertoli e dove combatteva il fratello Alberto «Toti».
Ed era in quella casa quando giunse a zia Laura la drammatica notizia dell’uccisione a Ponte di Lugagnano del cugino Bruno «Franci», figlio dello zio Giacomo.
«Lui ricordava tutto di quel periodo. I suoi ricordi erano vividi, come se fosse ieri – racconta il pronipote Alberto Brunazzi -. Rimanevo a bocca aperta ad ascoltarlo, fino all’ultimo giorno parlava di quelle vicende».
Testimonianze che un altro pronipote, Fabio Pasini, ha raccolto recentemente nel suo film dedicato ad «Arta», oggi ancor più importante documento di memoria. Un affetto sincero, quello verso i nipoti e i pronipoti, che oggi colgono quel testimone di memorie preziose, di quelle vicende e dello spirito unitario che ha caratterizzato la Resistenza.
Per anni Rinaldi ha lavorato a Parma, dipendete del Comune di Parma, responsabile dal’77 dell’ufficio Affissioni, una persona «ligia nel lavoro e con cui si lavorava bene» come ricorda Gianni Nicolini, ma il suo legame era con Neviano. Le sue radici erano lì. Un paese, e una vallata, che ha amato fino all’ultimo e di cui conosceva i luoghi, le vicende e le persone. E oggi il territorio perde un volto importante, un custode della sua storia e della sua identità.
Maria Chiara Pezzani