Intervista
Antonio Caputo: «Più certezze per le donazioni immobiliari»
«Una riforma fondamentale, un “abito su misura”, frutto di un percorso decennale portato avanti dal Notariato italiano». Commenta così il dottor Antonio Caputo, presidente del Consiglio notarile di Parma, la novità introdotta dal decreto Semplificazioni 2025, in particolare sull’argomento delle donazioni immobiliari.
Da giovedì scorso 18 dicembre, quando la nuova legge è entrata in vigore, la donazione di un immobile, in caso di futura vendita, non rappresenta più «un problema» ovvero un possibile «salto nel buio» per gli acquirenti interessati. Se prima «altri eredi legittimari del donante potevano chiedere la restituzione della casa», come spiega Caputo, adesso ci sono meno incertezze in questo mercato delle case. Un percorso durato dieci anni, per arrivare all’«abito su misura» del ddl Semplificazioni 2025, espressione utilizzata da Caputo per sottolineare la «similitudine tra la figura del sarto e quella del notaio, grande conciliatore tra gli interessi di tutte le parti».
Una riforma che il notariato italiano ha voluto fortemente. Che lavoro c'è dietro e quali erano gli obiettivi?
Questa nuova situazione infonde certezza nei traffici immobiliari per i cittadini, meno insicuri nel comprare una casa proveniente da una donazione, e genera un risparmio di spesa. Il Notariato, essendo a contatto quotidiano con le preoccupazioni della popolazione, ha sottolineato la necessità di mettere mano alle norme vigenti, che devono calarsi nella società adattandosi al mutare dei tempi. Questa norma tiene conto di tutte le parti coinvolte nella vicenda donativa.
Da cosa derivava questa insicurezza legata agli immobili donati, che situazione era presente prima della riforma?
Se un acquirente comprava un immobile di provenienza donativa, poteva correre il rischio che, dopo anni dalla firma del rogito e pur avendo pagato tutto, altri eredi privati o lesi nella «legittima» potessero chiedergli la restituzione della casa. Questo poteva avvenire entro i dieci anni successivi alla morte della persona che aveva donato questo bene, attraverso l’utilizzo della cosiddetta azione di riduzione. In più le banche, coinvolte per eventuali mutui per l’acquisto, storcevano il naso, chiedendo delle garanzie; in particolare un’assicurazione a spese di chi aveva ricevuto la donazione, quindi il venditore. La riforma mette fine ad un problema che per anni ha bloccato migliaia di compravendite in Italia.
Rimangono comunque delle tutele per gli eredi esclusi dalla donazione?
Loro continuano ad avere i diritti di quota legittima sulla futura eredità, attraverso un diritto di credito nei confronti di chi ha ricevuto in donazione la casa. Poiché tale riforma vale anche per le donazioni precedenti al 18 dicembre, c’è una tutela per tutti, muovendosi per tempo, entro sei mesi dall’entrata in vigore della riforma; i parenti legittimari esclusi o lesi possono far valere le vecchie regole, esercitando l’azione di riduzione oppure facendo un atto di opposizione se il donante è ancora in vita.
Numerosi territori italiani, compreso quello di Parma, vivono una forte emergenza abitativa. In che modo questo fenomeno può essere contrastato anche dallo sblocco del mercato delle donazioni immobiliari?
Intanto bisogna comunicare, far conoscere queste nuove possibilità della più sicura circolazione dei beni immobili. Poi sono sicuro che questo faciliterà innanzitutto il passaggio generazionale dei patrimoni, anche in prospettiva della commerciabilità. Darà un impulso importante all’economia, con un aumento sia delle donazioni, che peraltro godono di significative agevolazioni fiscali, sia delle compravendite di case.
Quali altre novità presenta la riforma?
C’è una semplificazione anche delle trascrizioni nei registri immobiliari, per chi eredita la casa. Il ddl permette al cittadino di avere meno costi su quest’azione e un processo più agevole. Inoltre consente di fare la trascrizione anche per eventuali familiari deceduti, che non l’avevano fatta precedentemente.
Parliamo del notariato di Parma. Lei è nel consiglio dal 1988 e ricopre adesso la carica di presidente. Come stanno procedendo le attività?
Il nostro consiglio era e continua ad essere molto attento sull’aspetto culturale, sulla formazione dei giovani praticanti e sull’aggiornamento professionale dei notai. Lo scorso ottobre c’è stato un evento molto importante per noi, il giuramento e giubileo dei notai in occasione della festa del nostro patrono San Luca, nel Battistero di Parma. Le attività procedono bene, insieme agli altri otto consiglieri che mi danno un grosso aiuto. Per me è fondamentale essere al servizio dei cittadini, che chiamo «pazienti», perché ci prendiamo cura di loro e delle loro esigenze.
A gennaio ci sarà la seconda edizione di un convegno nazionale organizzato dal notariato di Parma. In cosa consiste?
II primo l’abbiamo fatto a fine gennaio 2025, il prossimo sarà il 30 gennaio 2026, al Centro Congressi Novotel in via Trento. Parleremo nella mattinata della deontologia notarile, poi affronteremo anche il tema delle novità fiscali. Sarà presente il presidente del Consiglio nazionale del notariato Vito Pace, oltre a professori universitari ed esperti in materia. Vogliamo renderlo un evento fisso ogni anno, in modo tale che in tutta Italia lo possano ricordare come «il convegno di Parma».