PERSONAGGIO

Gora Diop, dal Senegal a San Secondo: lavoro, amicizia e volontariato

Nicolò Bertolini

San Secondo Si chiama Gora Diop, per gli amici «Pappa» ed è un intraprendente senegalese. Tanto che a soli 33 anni è diventato il presidente della Comunità senegalese di Parma e provincia composta da 6.500 persone.

La sua storia è molto particolare perché è fatta di sacrifici e impegno ma anche di tante amicizie e passione per lo studio.

Arrivato in Italia nel 2010 (a soli 17 anni), non ha perso tempo: ha cominciato subito a frequentare la scuola Forma Futuro, «e qui è cominciata la mia vita in Italia: ho scelto una specialistica in meccanica per lavorare», racconta. Poi però ha voluto anche il diploma: si è iscritto al Leonardo Da Vinci alle serali e si è presto diplomato sempre in meccanica.

Attualmente è al quarto anno di giurisprudenza e dice. «Che sia indietro o avanti non importa: ora l’importante è lavorare (sogno, però, di entrare nell’ufficio legale di una azienda quando mi sarò laureato) e impegnarsi sia per la comunità italiana che per quella senegalese a Parma. Ma attenzione - dice - io non sono parmigiano, sono parmense». Vive infatti, da quando è arrivato in Italia, a San Secondo dove ha anche ruoli di spicco all’interno della Croce rossa: è stato sia consigliere dei giovani che delegato dei volontari under 32, dimostrando un grande impegno su tutte le attività di maggiore interesse per i giovani Cri, legate ad esempio alla sessualità, all’alimentazione e all’integrazione sotto tutte le sue forme.

«Ed è proprio dell’integrazione che farò il mio cavallo di battaglia come presidente della comunità Senegalese a Parma – chiosa, e poi spiega – c’è tanto lavoro da fare per fare sentire italiano chi è qui da molto tempo ma anche l’opposto come, ad esempio, fare sentire senegalese chi è nato in Italia ma ha origini africane».

Gli obiettivi sono tanti spiega: «Lavorare non solo con i cittadini ma con tutte quelle associazioni che li rappresentano e creare una rete di coesione che funzioni al cento per cento -. Poi parla dei rapporti che ha programmato – Mi piacerebbe lavorare con il carcere per tutti i senegalesi detenuti che possano essere in qualche modo sì rieducati ma anche tutelati. E mi piacerebbe lavorare con i servizi sociali e il tribunale dei minori perché i bambini di famiglie in difficoltà non siano abbandonati a sé stessi, e poi con tutti i Comuni, la Provincia e la Regione perché i diritti, i doveri ma anche gli obblighi della mia comunità vengano messi in prima linea».

Infine conclude: «Sicuramente il volontariato in Croce rossa ha significato tanto in ambito di rapporti internazionali: mi piacerebbe che una delegazione di Parma visitasse Dakar, capitale del Senegal, e portare a Parma gli ambasciatori della nazione africana che vivono in Italia. C’è sicuramente molto da fare, ma io sono pronto».