INTERVISTA

Il presidente Marini: «I Musei del cibo crescono, in arrivo a Parma il decimo tempio del gusto»

Negli ultimi mesi i Musei del Cibo hanno compiuto un passo decisivo diventando ufficialmente enti del Terzo Settore, una trasformazione che consolida la loro natura già no profit e rafforza la capacità di attrarre risorse, collaborazioni e progettualità diffuse sul territorio. Nel frattempo si accendono nuovi riflettori sul sistema museale: il Museo del Parmigiano Reggiano ha lasciato il casello ottocentesco di Soragna per trasferirsi all’Abbazia cistercense di Fontevivo, luogo simbolico dove i monaci diedero vita, secoli fa, al progenitore del celebre formaggio. A Langhirano intanto è in corso il progetto di ampliamento e riallestimento del Museo del Prosciutto di Parma, mentre tutta la rete continua a lavorare per avere musei sempre più inclusivi, con percorsi accessibili, assenza di barriere architettoniche e introduzione della LIS (Lingua italiana dei Segni per le persone sorde) grazie al sostegno dei Lions Club di Parma.

Oggi i Musei del Cibo sono nove: il Museo del Culatello a Polesine nell’Antica Corte Pallavicina, il Museo del Parmigiano Reggiano (presto a Fontevivo), i Musei del Pomodoro e della Pasta a Collecchio nella Corte di Giarola, il Museo del Vino nella Rocca Sanvitale di Sala Baganza, il Museo del Salame a Felino, il Museo del Prosciutto nell’ex Foro Boario a Langhirano, il Museo del Fungo Porcino a Borgotaro e ad Albareto e il Museo del Tartufo Nero di Fragno a Calestano. Una costellazione culturale che racconta la Food Valley attraverso luoghi di produzione, paesaggi e saperi. Musei diffusi cui presto se ne aggiungerà un decimo nel cuore di Parma, ma di questo chiediamo al presidente del circuito Mario Marini, che abbiamo incontrato, per fare un bilancio dell’anno e parlare di sfide future.

Presidente Marini, partiamo dai numeri: come si chiude l’anno per i Musei del Cibo? L’obbiettivo fissato lo scorso anno era superare i 35.000 visitatori. È stato raggiunto?

I Musei del Cibo nel 2025 sono cresciuti ulteriormente, superando, in quasi tutte le sedi, gli afflussi del 2024. Quindi l’obiettivo sarebbe stato raggiunto, ma la chiusura anticipata a settembre del Museo del Parmigiano Reggiano – uno dei musei di punta del circuito – ha chiaramente penalizzato i numeri, per cui nel 2025 ci attesteremo sui 34.200 visitatori di circuito, pur sapendo che questo risultato sarebbe stato superato di almeno altre 2.000 unità se tutti i musei fossero stati regolarmente aperti al pubblico. Con questi accessi abbiamo superato i 400.000 visitatori dalla apertura del primo museo.

Quali sono stati gli interventi e i progetti più significativi realizzati quest’anno?

Ricordo l’inaugurazione, a Giarola, della nuova straordinaria sala dedicata alla storia dell’apriscatole, con 365 esemplari databili dal 1855 ad oggi e la contestuale seconda edizione del catalogo, curato da Beatrice Dallasta, disponibile ora anche in lingua inglese grazie al sostegno fondamentale di IMeta.

Ma anche il percorso Lis (lingua italiana dei segni) per le persone sorde al Museo del Parmigiano Reggiano (che verrà recuperato nella nuova sede) e il percorso Kids per i ragazzi al Museo del Salame, che ha visto coinvolte le scuole del territorio.

Ancora il completamento delle audioguide in francese, tedesco e spagnolo per i musei del circuito, reso possibile grazie al sostegno della Camera di Commercio dell’Emilia e il supporto prezioso di Conad al Museo del Fungo Porcino di Borgotaro e il completamento, da parte di Google Art, delle visite virtuali a tutti i musei del circuito, che ci permettono di accogliere i turisti in maniera ottimale.

Un evento di straordinaria importanza è stata la convention di Museimpresa, che ha portato a Parma 160 curatori di archivi e musei delle maggiori imprese italiane, che, grazie anche al supporto di Barilla, hanno potuto visitare i musei della Pasta, del Pomodoro, del Salame e del Vino.

Mi piace ricordare anche le decine di piccole donazioni di oggetti e documenti, che tanti cittadini – impossibile qui ricordarli tutti, ma doveroso ringraziare ciascuno – hanno voluto consegnare ai nostri musei perché non andassero dispersi e, con loro, l’identità della nostra comunità. Oggi i Musei conservano un patrimonio di 4.922 oggetti schedati e consultabili sul sito e questo è un segno della fiducia della comunità locale, che siamo riusciti a meritarci in venti anni di attività sul campo, promuovendo la didattica nelle scuole e la divulgazione della cultura gastronomica – basti citare le oltre 150 interviste impossibili pubblicate dal professor Giovanni Ballarini sulla “Gazzetta” – e partecipando a progetti e attività di altri enti e organismi.

Vorrei, infine, sottolineare la nostra determinante collaborazione per l’allestimento della mostra “La pasta degli italiani” all’Istituto di cultura italiana di Cracovia grazie a oggetti, documenti, fotografie provenienti dal Museo della Pasta.

Da sempre la didattica e la divulgazione nei confronti dei più giovani hanno un ruolo fondamentale nella vostra proposta culturale. Quale è il bilancio dell’anno appena concluso e che progetti avete per quello nuovo?

Per i Musei del Cibo l’area educativa è centrale: il cibo diventa uno strumento culturale attraverso cui bambini e ragazzi possono conoscere il territorio, le sue tradizioni e il mondo che li circonda. Un’esperienza che li aiuta inoltre a riconoscere il valore del cibo, sviluppando consapevolezza e attenzione nelle scelte quotidiane, anche come consumatori responsabili.

La crescita costante della partecipazione delle scuole alle nostre attività (oltre 7.000 studenti nel 2025) conferma il valore del lavoro svolto e delle collaborazioni attivate - tra cui Coldiretti, Confagricoltura e Maestri del Lavoro - insieme a un dialogo continuo con le scuole di prossimità e gli istituti superiori dei settori agrario, alberghiero e turistico.

Grazie alla collaborazione con “Parma io ci sto!”, nel 2026 sarà possibile offrire attività educative gratuite a 70 classi delle scuole di Parma e provincia. Un progetto di alto valore sociale e formativo, a sostegno di un’educazione di qualità e inclusiva, anche come strumento di integrazione per gli studenti di origine straniera.

Nel 2026 proseguiranno anche altri progetti avviati con alcuni Istituti della città, come il progetto Podcast con l’Istituto Bocchialini, che permette di creare strumenti di divulgazione su temi legati alle singole filiere. Verrà riproposto a febbraio l’Open Day per gli insegnanti, che tanto interesse ha suscitato negli ultimi anni e che ci permette di far conoscere le potenzialità del nostro circuito ai docenti.

Ente del Terzo Settore: cosa cambia concretamente per i Musei del Cibo?

I Musei sono strutturati, fin dalla loro nascita, come associazione senza scopo di lucro con soci pubblici e privati per garantire un lavoro di squadra per la promozione del territorio e dei suoi prodotti. Con l’ingresso, dopo un lungo e non semplice cammino preparatorio, dei Musei nel Terzo Settore, abbiamo la possibilità di accogliere volontari per la gestione di attività istituzionali e di garantire detrazioni fiscali a quelle realtà che ci sostengono economicamente.

Che ruolo hanno oggi gli enti pubblici, le associazioni di categoria, i consorzi di tutela e le imprese nel sostenere i Musei del Cibo?

Fin dalla loro nascita, nel 2004, i Musei del Cibo si sono distinti per riunire intorno a un unico tavolo operativo sia enti pubblici che realtà private, unendo la visione del bene comune alla concretezza dell’impresa e contribuendo, in venti anni di attività, a promuovere un sistema condiviso di valorizzazione del territorio che tenesse conto della formazione e del turismo, della cultura e del divertimento.

Tra i soci dei Musei del Cibo si trovano la Provincia di Parma, che ha avuto un ruolo determinante nella loro creazione, i Comuni sede di Musei, l’Università di Parma, straordinario motore di conoscenza, i Parchi del Ducato, la Camera di Commercio, le Associazioni di categoria, dall’agricoltura, all’artigianato, al commercio, all’industria, i Consorzi di tutela dei prodotti del territorio, le Strade dei vini e dei sapori e diverse aziende. La condivisione dei valori specifici di ciascun socio porta ad una azione di grande spessore. Non posso dimenticare anche il determinante sostegno economico che numerose realtà ci accordano, permettendoci di svolgere la nostra missione: tutti i Comuni soci, la Camera di Commercio dell’Emilia, il Gal del Ducato, il Consorzio del Parmigiano Reggiano, il Consorzio del Prosciutto di Parma, il Consorzio del Salame Felino, aziende come Barilla, Mutti e Rodolfi e tantissimi altri che ci aiutano quotidianamente, anche con piccole azioni, che permettono di raggiungere i risultati complessivi.

Guardando al futuro: quali obiettivi si pongono i Musei del Cibo per il prossimo anno?

Il 2026 vedrà il riallestimento del Museo del Parmigiano Reggiano a Fontevivo e l’ampliamento del percorso del Museo del Prosciutto, che raddoppierà la superficie espositiva e proporrà un elevato livello di interattività e di multimedialità. Anche il Museo della Pasta vedrà l’allestimento di una piccola ma significativa sezione dedicata alla storia della forchetta, simbolicamente legata agli spaghetti. Proseguirà la fruttuosa collaborazione con i Maestri del Lavoro, con la Facoltà di Scienze Gastronomiche dell’Università di Parma e con Alma, la Scuola internazionale di cucina, con cui è stato recentemente siglato un protocollo d’intesa.

Abbiamo in animo di pubblicare la guida completa del circuito dei Musei del Cibo – a cui stiamo già lavorando – che possa accompagnare il turista a conoscere meglio il territorio e i suoi prodotti. Per questo stiamo cercando qualche realtà disponibile a sostenerci per l’operazione.

Anche Parma sarà protagonista, da quest’anno, del Circuito dei Musei del Cibo. Cosa ci può anticipare del decimo Museo del Cibo e come si chiamerà?

Il Comune di Parma è uno dei soci fondatori dei Musei del Cibo ma non ha una propria sede espositiva in città. Riprendendo, aggiornando e ampliando un percorso realizzato nel 2016 in occasione del “Gola Gola Festival”, stiamo lavorando per creare un “Museo diffuso del Gusto” – questo il suo nome – con paline dislocate lungo le vie cittadine e interrogabili attraverso QR-Code che accompagnerà il turista a scoprire lungo le strade e le piazze, nei musei e nei monumenti cittadini la cultura legata all’alimentazione: il visitatore sarà guidato in un percorso che tocca, tra gli altri, i bassorilievi del Battistero, il Centro tavola di Maria Luigia del Museo Lombardi, i piatti farnesiani della Biblioteca Palatina, gli arredi della Fondazione Cariparma, le suppellettili da tavola dipinte da Correggio nella Camera di San Paolo e decine di altre testimonianze del ruolo cardine che ha il Cibo nel nostro territorio.

r.c.