TESTIMONIANZE
Gli emigrati: «Qui in Venezuela c'è tanta speranza e un po' di paura»
Gli emigrati di casa nostra raccontano di un Venezuela con il fiato sospeso. Un Paese consapevole del cambiamento in atto, ma anche impaurito per l'eventualità di nuovi attacchi armati da parte degli Stati Uniti.
Secondo l'Ambasciata d'Italia a Caracas, sono circa 160mila i cittadini italiani registrati nei due consolati (Caracas e Maracaibo) e si stima che siano oltre 1,5 milioni i venezuelani con ascendenza italiana.
Gli emiliano romagnoli
Tra loro anche parecchi emiliano romagnoli, come testimonia Mariano Palazzo, presidente della società Dante Alighieri e rappresentante dell'associazione Emilia Romagna in Venezuela. «La speranza è che tutto si possa risolvere attraverso una via pacifica - commenta da Maracay, una città a circa 120 chilometri dalla capitale -. Oggi (ieri ndr) la situazione appare più tranquilla rispetto a ieri. C'è una forte e fervente attesa perché nessuno è in grado di dire con certezza cosa accadrà».
«Code enormi»
La gente ha reagito facendo scorsa di viveri e carburante. «Ci sono code enormi davanti ai supermercati e alle farmacie - sottolinea -, molte strade sono bloccate dalle auto in coda alle stazioni di servizio per fare il pieno, ma nel complesso la situazione è meno tesa rispetto alle prime ore».
Dopo la cacciata di Maduro le aspettative dei venezuelani sono alte, «ma la prima speranza - precisa lo stesso Palazzo - è che il Paese possa restare in pace, senza che avvengano conflitti armati».
«Tutti sorpresi»
Matteo Daffadà, presidente della Consulta degli emiliano romagnoli nel mondo, è in costante contatto con i nostri connazionali che vivono in Venezuela. «Subito dopo il blitz degli Stati Uniti - spiega - mi sono messo in contatto con gli emiliano romagnoli che vivono e si trovano sul posto, tutti rimasti sorpresi da questo avvenimento repentino». «Anche la rete di emigranti presente nei vari Paesi del Sud America - continua lo stesso Daffadà - è in costante contatto con chi si trova in Venezuela ed è pronta a fare la propria parte nel caso emergessero particolari necessità».
Gli intellettuali
Vive a Fidenza dal 2006 la poetessa italo-venezuelana Hebe Munoz. Rappresentante a pieno titolo della comunità degli intellettuali venezuelani (di cui moltissimi in esilio) commenta positivamente l’operazione militare statunitense che ha portato all’arresto di Maduro. «Maduro - precisa subito -non è il presidente del Venezuela, ma il leader di una organizzazione criminale il Cártel de los Soles che controlla il Paese. Della sua cattura non posso che essere felice. Erano 27 anni che aspettavamo questo momento. Anni in cui si è lavorato pacificamente per arrivare alla democrazia. Spero che la cattura di Maduro coincida con la liberazione di tutto un popolo».
La madre di Hebe Munoz vive in Venezuela. «L'ho sentita subito dopo l'accaduto - racconta - ma per fortuna vive distante da punti sensibili militari. E poi l'operazione degli Stati Uniti è stata chirurgica, per fare in modo di non provocare ripercussioni pesanti sui civili».
Stretto legame
Grande il legame tra Italia e Venezuela. Sul fronte culturale, l'Istituto italiano di cultura di Caracas promuove eventi, rassegne e progetti di cooperazione educativa e universitaria.
Un simbolo della "italianità" in Venezuela è anche la scuola: la scuola paritaria italiana "Agustín Codazzi" di Caracas, che ha avviato le attività nel lontano 1951 e risulta tra gli istituti riconosciuti dal ministero degli Esteri.
Luca Molinari