I due tecnici
Cuesta: «Potevamo attaccare di più». Chivu: «Grande maturità, vincere al Tardini non è mai semplice»
Il «suo» Parma si è arreso alla legge del più forte, interrompendo la mini striscia positiva in atto da due partite: non è certo da avversari come l'Inter, apparsa di un'altra categoria, che passerà la salvezza ma Carlos Cuesta, che in avvio non aveva rinunciato a nessuno dei due esterni Oristanio e Ondrejka a supporto dell'unica punta Pellegrino, forse si sarebbe aspettato qualcosina in più, soprattutto, nella ripresa, quando, con il risultato ancora in bilico, il portiere nerazzurro Sommer è stato pressoché inoperoso.
Non mancano, però, le buone notizie sul piano pratico perché, oltre ad essere rimasti in gara fino alla fine (il raddoppio di Thuram è arrivato al 97'), il vantaggio sul terzultimo posto, occupato da Verona e Fiorentina, è sceso di una sola lunghezza (da sei a cinque). «Il mio desiderio era di fare punti -confessa l'allenatore spagnolo- abbiamo fatto alcune cose positive, altre da migliorare in tutte e due le fasi. Nel processo dobbiamo prendere quanto fatto di positivo e quanto di negativo, sapendo cosa va fatto domenica».
Cos'è mancato al Parma?
«Potevamo sicuramente arrivare di più nell'area avversaria. Nel primo tempo siamo stati abbastanza bassi quando difendevamo e provavamo, attraverso la costruzione dal basso, ad alzarci: quest'atteggiamento ci ha portato ad avere l'occasione di Ondrejka. Nella ripresa siamo stati più propositivi, abbiamo cercato di alzare il baricentro ed essere un po' più aggressivi nella pressione alta ma loro sono una squadra molto forte nel momento in cui trovano spazi, giocano con l'ultima linea e possono correre. Quello ci ha aperto di più e permesso all'Inter di creare più occasioni, lì non siamo riusciti a stare di più nella metacampo avversaria e creare opportunità per raggiungere il pareggio».
Si poteva lavorare meglio per Pellegrino soprattutto sulla fascia sinistra?
«Loro sono bravi nella riaggressione e a volte diventa difficile essere con tanti giocatori in fase offensiva e poter gestire la palla, deve essere un aspetto da migliorare già nelle prossime settimane».
La differenza l'ha fatta la maggior qualità dell'Inter?
«Noi abbiamo provato a giocare con le nostre forze e fare una partita molto collettiva, dove volevamo lasciare meno spazi e tentare di sfruttare le ripartenze quando loro si portavano avanti per aggredire e riconquistare subito la palla. A volte ci siamo riusciti ma non abbiamo avuto la capacità di concretizzare e quello fa la differenza perché in certe partite bisogna saper capitalizzare gli episodi a favore».
Cosa cercava con gli ingressi di Almqvist e Ordonez?
«L'idea era di sfruttare la capacità di Almqvist di attaccare gli spazi e Ordonez da mezzala ci dava modo di spostare Sorensen sulla fascia. È stato un cambio ruolo per ruolo, non difensivo».
La testa nel finale era già alla sfida salvezza di domenica a Lecce?
«No, il nostro unico pensiero era legato alla sfida con l'Inter. La mia intenzione era chiara, magari dalla panchina vedi l'opportunità di attaccare meglio alcuni spazi».
Qual è la sua opinione su Chivu dopo il vostro primo confronto?
«Ho avuto l'opportunità di salutarlo per la prima volta, mi sembra una persona con grandi valori e una componente umana molto importante».
Marco Bernardini
LE PAROLE DI CHIVU
Cristian Chivu esce dal Tardini con tre punti preziosi e qualche certezza in più. In termini di solidità, innanzitutto. «In effetti non è mai semplice, giocare in serie A, perché devi sempre dimostrare qualcosa e l'avversario può metterti in difficoltà in qualunque momento» l'analisi del tecnico rumeno. «Il Tardini non è uno stadio facile, poi stasera (ieri per chi legge, ndr) nemmeno le condizioni meteorologiche erano favorevoli. L'Inter però ha fatto una partita seria, ha giocato con grande maturità cercando di essere propositiva e dominante. Non era facile perché dovevamo rompere il loro blocco basso, provando ad arrivare nella loro area di rigore mettendo qualche cross in più o provando anche qualche conclusione da fuori».
Al netto di tutto, Chivu si tiene stretta la vittoria. «Che poi - osserva - è quello che conta di più, così come l'atteggiamento dei miei ragazzi che è stato davvero encomiabile».
I numeri espressi dall'Inter sono significativi. «Le statistiche sono belle da leggere, sicuramente, ma - frena i facili entusiasmi il tecnico nerazzurro - è ben più importante quello che porti in campo, la voglia e l'ambizione di affrontare ogni partita e in generale una stagione che può regalarci belle soddisfazioni. Non c'è nessuna partita che può essere sottovalutata, in questo campionato, e non poteva essere sottovalutata quella di Parma».
Una caratteristica esibita dall'Inter al Tardini è stata la pazienza, unita al fatto di aver concesso poco ai padroni di casa. «Questo perché siamo riusciti a tenere sempre alto il livello di attenzione. Bene così, perché le insidie sono sempre dietro l'angolo» fa notare Chivu. «-Con il blocco basso del Parma ogni pallone intercettato dai nostri avversari poteva innescare un pericolo, tenuto conto delle qualità di un giocatore come Pellegrino che sa far salire quelli che arrivano sotto, o della velocità di gente come Valeri, Ondrejka e lo stesso Oristanio. Siamo stati bravi a non concedere troppo al Parma, anche se dal punto di vista della pazienza avremmo dovuto probabilmente averne di più, mettendo qualche cross più pulito in termini di qualità e far girare meglio il pallone».
Sulla prova dei singoli. «Akanji? È stato bravo, ha fatto una buonissima partita. Ma devo dire che lo stesso vale anche per Bisseck e De Vrij. Non è mai facile tenere la concentrazione al massimo dei giri , sono contento della prova della squadra. Spostando la palla da una parte all'altra rischi di specchiarti troppo o, peggio ancora, di addormentarti. È una questione di atteggiamento, oggi siamo stati determinati».
Vittorio Rotolo