Pallacanestro

Dario Zucca, il nuovo centro della Fulgor si presenta: «Scacciamo via le paure. È ora di invertire la rotta»

Nella calza della Befana, la Fulgor Fidenza ha trovato Dario Zucca. Il centro, nativo di Cagliari e che compirà 30 anni a febbraio, porta in dote centimetri e qualità da sfruttare a dovere nel pitturato. Ma soprattutto una massiccia dose di esperienza, certificata da un vissuto cestistico che nel suo caso racconta di numerose stagioni spese sui parquet dei campionati di serie A2 e B. «L'esperienza, come ribadito dai dirigenti e dal coach Bizzozi, è sicuramente la prima cosa di cui la Fulgor ha bisogno» spiega Zucca, con trascorsi nelle giovanili della Reyer Venezia (qui, nel 2015, ha anche esordito nella massima serie) e che nella prima parte della stagione ha vestito la canotta della Reale Mutua Torino in A2. «La situazione di classifica non è semplice, ma la squadra ha diversi giovani interessanti, con margini di miglioramento notevoli. Ai giocatori più grandi, come me o lo stesso Simone Centanni che è arrivato da poche settimane, spetta il compito di trainarli, di trasmettere loro la giusta serenità. Siamo all'inizio del girone di ritorno: le possibilità di rimettersi in carreggiata ci sono ancora».

Servirà un'impresa, però.

«Ne siamo tutti perfettamente consapevoli. Il livello del campionato è alto ed è assolutamente normale che ragazzi ancora in evoluzione dal punto di vista tecnico e caratteriale possano andare incontro a maggiori difficoltà. Sono cose che io stesso ho vissuto agli inizi della mia carriera. Sull'onda dell'entusiasmo di partite vinte e con la testa sgombra da ogni pensiero negativo, fila tutto liscio. La Fulgor lo ha dimostrato pure nella passata stagione, quando da neopromossa e sempre con un roster dall'età media molto bassa è arrivata ai play-off, malgrado avesse dovuto fare a meno a lungo per infortunio del suo straniero. Al contrario, quando inizia a mancare continuità di risultati e di prestazioni, avresti bisogno di esperienza. Che tuttavia, a 18 o 19 anni, non puoi avere».

E allora, come uscirne?

«Una ricetta magica non esiste. L'importante è scrollarsi di dosso tensioni e paure, lavorare sodo in palestra e imparare a conoscersi il prima possibile».

Non le è pesato il fatto di essere sceso di categoria?

«A me piace giocare a pallacanestro. Quest'anno, per tutta una serie di motivi, a Torino non è stato possibile. La categoria non è affatto un problema, sono contentissimo di essere arrivato a Fidenza».

Lei conosceva già coach Bizzozi.

«Sì, avevo lavorato con lui nell'ormai lontano 2010, pensi quanto sono vecchio (ride, ndr). Bizzozi, all'epoca, era nello staff delle nazionali giovanili. Ho avuto la fortuna e il privilegio di indossare la maglia azzurra, giocando gli Europei Under 16 e un Mondiale Under 18. In Nazionale, quella del 3x3 con cui avevo partecipato già ad una edizione della rassegna iridata, sono poi tornato proprio l'estate scorsa: ci siamo qualificati per la Coppa Europa».

Tanta A2 e B nel suo curriculum.

«Al momento credo di essere perfettamente in pari, nelle annate trascorse in queste due categorie. Alcune stagioni ottime, altre un po' meno».

Le più belle?

«Non posso non menzionare Bergamo, in A2: arrivammo a giocarci una semifinale promozione. E poi in B con Torrenova, in Sicilia, quattro anni fa: una squadra, per l'età dei giocatori, molto simile alla Fulgor. Perdemmo ai play-off contro Roseto».

Le sue caratteristiche invece?

«Come dicono gli esperti sono un lungo bidimensionale: posso giocare sia dentro che fuori, a seconda dei momenti della partita. Ho nelle mie corde il tiro da tre, ma anche i movimenti spalle a canestro».

A Fidenza l'attende davvero una bella sfida.

«Arrivo qui in punta di piedi, pronto a mettermi a disposizione dello staff e dei miei nuovi compagni. Sono convinto che già una vittoria potrà permettere alla squadra di vedere la luce in fondo al tunnel».

Vittorio Rotolo