Il caso

Cimiteri e onoranze funebri, la Corte dei conti «bacchetta il Comune»

Troppi intrecci e quindi, per la Corte dei conti, qualche legame va sciolto o quantomeno allentato, perché non è corretto che la società che gestisce i cimiteri sia anche proprietaria di una società di onoranze funebri. Le due società finite sotto la lente della Sezione regionale di controllo per l’Emilia-Romagna della Corte dei conti sono Ade spa e Ade servizi srl, in quanto la prima - che gestisce dieci cimiteri in città e altri venti sparsi tra Collecchio, Salsomaggiore e Sala Baganza e che è partecipata al 100% dal Comune di Parma - esercita il 100% del controllo sulla seconda società, che si occupa di onoranze funebri.

Secondo la delibera 176/2025 della sezione regionale della Corte dei conti, questo legame, o meglio, questa forma di «controllo» della prima società sulla seconda rischierebbe di incidere negativamente sul principio di concorrenza all'interno del settore dei servizi cimiteriali. Questa situazione era già stata stigmatizzata dal Tar di Bologna nel 2014 e dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Fatta questa premessa, la delibera chiede al Comune di Parma, ente che controlla Ade spa, di modificare il legame tra la società per azioni e Ade servizi. Come? Nella decisione della Corte dei conti non vengono indicate nel dettaglio le soluzioni possibili, ma una strada percorribile potrebbe essere quella di un'uscita di Ade spa dalla società che si occupa di onoranze funebri. Semplificando molto, Ade spa non potrà più avere la maggioranza del capitale all'interno di Ade servizi.

Da un punto di vista più specifico, si può dire che la Corte dei conti ha chiesto al Comune di superare quella che in senso tecnico giuridico viene definita «relazione di controllo» tra la spa e la srl, preferendo la forma del «collegamento» tra le due società. Una forma che manterrebbe comunque un'influenza, ma che sarebbe comunque giuridicamente parlando meno vincolante di quello che viene definito «controllo».

La Corte dei conti ha messo sotto la sua lente anche il Centro agroalimentare. In questo caso ad essere contestata è la forma di governance della società: il Cal è gestito da un consiglio di amministrazione, ma per la sezione regionale della Corte basterebbe un amministratore unico (che costerebbe anche meno dei 55mila euro di compenso annuo stabiliti nel 2023 per il cda). Per valutare l'eventuale esistenza di un danno erariale, la Corte dei conti ha coinvolto anche la procura regionale della Corte dei conti.

P.Dall.