Intervista
Giorgia Fumo al Paganini: «Con me l'ufficio diventa uno spettacolo»
Prima o poi, nella vita, tutti hanno sognato di scrivere quella mail automatica che suona come una piccola liberazione: Out of Office. Giorgia Fumo l’ha fatto davvero. Ma invece di limitarsi a un’assenza temporanea, ha trasformato l’ufficio in uno spettacolo teatrale.
Venerdì 16 gennaio, alle 21, l’Auditorium Paganini diventerà il luogo in cui ridere - e riconoscersi - tra riunioni infinite, slide in PowerPoint e nuove regole non scritte della quotidianità (gli ultimi biglietti dello spettacolo, giunto in città grazie a Caos e Arci Parma, sono in vendita su www.ticketone.it e www.vivaticket.com).
Con «Out of Office» la comica e autrice milanese accompagna il pubblico in un viaggio ironico tra le sfide e le assurdità della vita da ufficio, raccontando come il mondo professionale sia cambiato radicalmente negli ultimi quindici anni. E come, spesso, abbia cambiato anche noi: «È uno spettacolo che parla di lavoro attingendo alla mia esperienza. Ma non vuole essere né una lamentela, né una denuncia, né tantomeno una terapia di gruppo. Durante le serate la gente ride. Quello che mi colpisce di più è ciò che accade dopo: spesso, uscendo dal teatro, mi dicono di aver capito meglio alcune dinamiche che stanno vivendo. E credo che questo sia uno degli aspetti più belli dello show».
Quando ha intuito che la vita d’ufficio poteva diventare un materiale comico così potente?
«Subito, immediatamente. Già mentre lo vivevo. Io sono sempre stata la collega che sdrammatizzava. Nei momenti più difficili cercavo di far sorridere i colleghi: era uno sfogo necessario, a volte una vera e propria forma di sopravvivenza all’interno della giornata lavorativa o nella gestione di un cliente complicato».
Dopo tredici anni di azienda, cosa di quel mondo le è utile sul palco?
«Tutte le esperienze consentono di aggiungere skills alla propria persona. Io ho imparato tantissimo dal mio passato: dalla gestione delle riunioni alla pianificazione del budget, fino all’analisi delle attività da svolgere. È stato estremamente prezioso per un motivo extra: mi permette di non essere quell’artista “fulminata” che rende ogni giorno impossibile al proprio staff».
«Out of Office» fa più ridere o più riflettere?
«Partiamo da un presupposto: io ho riflettuto moltissimo mentre lo preparavo. E so per certo che anche il pubblico si fa delle domande alla fine della serata: ho ricevuto tanti riscontri in questo senso. Dirò di più: ci sono due persone che si sono dimesse dopo aver visto lo spettacolo. E ne ho le prove».
Quanto spazio c’è per l’improvvisazione in questo suo nuovo lavoro e, più in generale, nella sua comicità?
«“Out of Office” è nato ex novo, non come un assemblaggio di pezzi: c’è un filo narrativo preciso che seguo e che funziona. Detto questo, lascio sempre spazio all’improvvisazione. Se sul palco mi vengono in mente nuove battute o idee, le inserisco all’istante perché significa che quel pubblico le richiede. Ogni replica è diversa dall’altra e credo che questa sia una caratteristiche che mi contraddistingue».
Lei parla di ufficio ma in fondo racconta le persone: chi porta in scena con lei?
«Sono stata ispirata da situazioni, da colleghi che mi circondavano e anche da me stessa. Durante la preparazione dello spettacolo mi sono concentrata molto su una domanda: oggi lavoriamo fino a un’età sempre più avanzata: come convivono, nello stesso ambiente, persone di generazioni molto diverse? Era una curiosità forte. Spoiler: la mia risposta arriva solo al termine dell’ora e mezza di spettacolo».
Si è già esibita a Parma: che rapporto ha con la città?
«Ho vissuto Parma solo per lavoro. Mi dispiace perché ho sempre avuto sensazioni molto positive. Ci sono tre cose che mi sono rimaste dentro: l’accoglienza calorosa, tanto che abbiamo voluto inserire di nuovo una data del tour, la cucina deliziosa e un aneddoto curioso: prima di uno spettacolo sono andata dal parrucchiere. È stato un momento di preparazione davvero piacevole perché ricco di risate e simpatia».
Se potesse mandare un’email “out of office” a un periodo della sua vita, quale metterebbe in pausa?
«Ho attraversato un periodo di burnout, circa dieci anni fa. È stato un momento particolarmente difficile ma, rileggendolo oggi, è stato anche utile. Quella mail “out of office”, in realtà, l’ho spedita davvero: avevo estremamente bisogno di più tempo per me. Non si riferisce al periodo in cui ho lasciato il lavoro, anzi professionalmente era una fase positiva. La comicità è stata, e volevo che fosse, una scelta ragionata e consapevole».
Pietro Razzini