il caso

Martorano - via Emilia: il viaggio della speranza dei migranti tra buio e auto che sfrecciano

Percorrono tutti in fila il ciglio della strada, avvolti completamente dal buio della sera. Attorno non c'è un lampione o una luce che possa rendere la «traversata» sicura. O quantomeno fattibile. «Prima o poi accade una tragedia».

L'allarme arriva dai residenti di Martorano: da tempo - più di due anni - segnalano la pericolosità del tratto di strada che dalla via Emilia arriva al «cuore» della frazione. Tratto che gli ospiti del centro di accoglienza percorrono a piedi o in bicicletta quotidianamente, più volte al giorno, per arrivare alla fermata dell'autobus più vicina o per andare al lavoro. Gruppi numerosi si mettono più o meno in fila tra la carreggiata e il fosso (non esiste il marciapiede). Camminano e camminano, mentre accanto passano le macchine e i camion.

Il vero problema arriva quando cala il sole: in inverno, quindi, già dopo le 17,30. Quando il buio avvolge la strada e diventa impossibile distinguere quelle sagome che procedono ai lati. «Ogni giorno percorro quel tratto per andare al lavoro e rientrare a casa, quindi alle 6 di mattina e non prima delle 20 - racconta Claudio Medici, un residente, in una lettera indirizzata alla Gazzetta -. E ogni giorno ho il timore di investire qualche ospite del centro di accoglienza che percorre la stessa strada senza alcun supporto luminoso per indicare la propria presenza». Proseguono per oltre due chilometri di «pericoli»: niente marciapiedi, niente luci, gli automobilisti che tendono a premere un po' troppo sull'acceleratore. Una situazione segnalata più volte. Più di due anni fa un gruppo di residenti aveva partecipato a un incontro in Prefettura, condividendo le perplessità e le preoccupazioni. Le stesse di oggi.

In quell'occasione Prefettura e Comune avevano assicurato il potenziamento dell'illuminazione della strada provinciale 45 che da Martorano porta alla via Emilia e l'attivazione di un servizio navetta dal centro verso le strutture di assistenza in città. Così era stato spiegato nel settembre 2023. Ma «nulla da quel giorno è cambiato - assicurano i residenti -: i problemi rimangono e ogni giorno si rischia davvero il peggio».

E il Comune risponde. Sulla navetta (mai realizzata): «All'inizio dell'accoglienza dei rifugiati il prefetto ci chiese un preventivo, ma il costo era alto per un servizio inutile perché le persone non si sarebbero mosse tutte insieme». Per questo, spiega l'amministrazione, «si decise di non procedere». E l'illuminazione? «Risultano dei guasti dei mesi scorsi, un paio di lampioni - fa sapere ancora il Comune -. presto riparati dall'Ufficio manutenzioni». Ma ai residenti queste risposte non bastano. E raccontano le «peripezie» quotidiane di chi attraversa quel tratto di strada. Qualcuno «a volte accende la torcia del telefono - fa sapere un altro residente, Enrico Cavalca - ma ovviamente non basta». E chi va in bicicletta? «Non ha mai i fanali accesi, o proprio non li possiede». Ai migranti vengono spesso anche consegnati giubbotti catarifrangenti da chi gestisce il centro. Giubbotti che però non vengono mai indossati. «Sarebbero molto utili, invece», fa notare anche Enrico.

Così succede che «li vediamo all'ultimo minuto - riprende Cavalca -, quando i fari della macchina appena li illuminano». Ma ovviamente «questo è pericolosissimo - sottolinea -: bisogna intervenire in maniera concreta, così non si può andare avanti. Per la sicurezza di questi ragazzi e per quella degli automobilisti».

Sì perché «quando ci si accorge della loro presenza ai lati della strada è spesso “troppo tardi” - racconta il residente -: le macchine sono costrette a fare i salti mortali, manovre rapide: il rischio è quello di finire nell'altra corsia, dove le auto procedono in direzione opposta. Il pericolo di un frontale è dietro l'angolo».

Perchè chi vive a Martorano ormai è abituato e «quando passa di lì, sa che deve stare attento», ma «chi arriva da fuori non sa che deve guardare ai lati della strada e avere gli occhi ben aperti». Il tutto peggiora in queste lunghe giornate d'inverno, quando il sole inizia a calare nel tardo pomeriggio e gli agenti atmosferici rendono più complicata la guida. Freddo, buio, pioggia. Ma il peggio «è quando c'è la nebbia», afferma secco Cavalca. Poi una pausa da quell'elenco concitato di pericoli. «Qui bisogna fare qualcosa, è due anni che lo diciamo - è il suo appello -: altrimenti, prima o poi, succede davvero una tragedia».

Anna Pinazzi