sfruttamento della prostituzione
Si è presentata con lo sguardo basso di chi ha estremo bisogno di aiuto, con l'aria smarrita che hanno coloro che sanno di essere in pericolo. Spiace scoprire che era tutta una recita, una finzione. Anche se era vero che era in fuga: ma non, come dice la legge «da persecuzioni, guerre o gravi danni» ma da qualcosa di ben più concreto e prosaico. Ovvero un mandato di cattura.
E' una storia decisamente curiosa quella che trapela dall'Ufficio immigrazione della questura che nei giorni scorsi ha ricevuto, nello sportello di via Chiavari, la visita di una donna di origine cinese di 45 anni che aveva chiesto un appuntamento per ottenere un permesso per protezione internazionale.
Si tratta di un dispositivo particolare pensato per tutelare i cittadini stranieri costretti a fuggire dai propri paesi di origine per non incappare in gravi rischi per la loro incolumità. E stiamo parlando di coloro che sono vittime di persecuzioni religiose, politiche, di razza.
Ovviamente in questi casi lo straniero che dimostra di vivere questo pericolo viene aiutato. E la donna orientale probabilmente sperava di potere ottenere un permesso che le permettesse di tirare avanti ancora qualche anno.
Ha fatto male i suoi calcoli: il personale dell'ufficio di via Chiavari, infatti, ha prima controllato il passaporto che apparentemente sembrava essere regolare e senza problemi. Però, poi, c'è stato un passaggio ulteriore: ed è qui che il suo racconto ha svelato la parte che non poteva essere raccontata. Attraverso il fotosegnalamento infatti gli agenti della questura hanno scoperto che il nome e l'immagine sul documento non erano corretti. Nel senso che foto e nominativo non coincidevano. E quella donna aveva parecchio da nascondere.
Incrociando dati e informazioni contenute nei database delle forze dell'ordine, è saltato fuori che la 45enne era ricercata in Italia dal 2018. E che non era, appunto, la vittima in fuga dalle persecuzioni da parte delle autorità del suo paese ma piuttosto una pregiudicata condannata per sfruttamento della prostituzione.
In particolare a suo carico è saltata fuori un'ordinanza di custodia cautelare emessa dall’Ufficio Esecuzioni Penali del Tribunale di Torre Annunziata, e vecchia di diversi anni, per avere gestito un centro di massaggi, quelli a luci rosse per capirci, in provincia di Napoli. E per questo motivo la straniera deve scontare una pena di due anni e sei mesi.
Inutile difendersi, protestare o invocare un fraintendimento: la donna a quel punto è stata presa i consegna e portata in questura dove, dopo le formalità di rito, è stata arresta e trasferita nella sezione femminile della casa circondariale di Reggio Emilia.
La protezione
Strumento per stranieri perseguitati
Ma cosa stava provando ad ottenere la donna scoperta e arrestata dai poliziotti dell'Ufficio immigrazione della questura? Il richiedente di protezione internazionale è un cittadino straniero che, fuggendo da persecuzioni, guerre o violazioni dei diritti umani, presenta domanda di asilo in un altro paese, in Italia solitamente presso la Questura o la Polizia di Frontiera. In attesa della decisione definitiva, ha diritto a un permesso di soggiorno provvisorio rinnovabile, che permette di lavorare dopo 60 giorni e di restare nel territorio nazionale. Ed è chiaro che la donna in questione non ne aveva nessun diritto.
Luca Pelagatti
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