Sanremo
Quella delle mie compagne di pensione è una vera e propria congrega di «fattucchiere dell’indagine», nel senso che sembrano una mescolanza tra «La Signora in giallo», più cotonata e appariscente dell’originale e una Miss Marple ringiovanita con le prime sabbiature. Sguinzagliate tra hotel e ville riservate hanno scoperto che il turco, Can Yaman co-presentatore della prima serata, abita, anzi soggiorna non in Sanremo ma a Bordighera, non sereno del tutto, essendo venuto a sapere che c’è anche l’altro Sandokan, il primo, Kabir Bedi e ora converrà verificare se c’è o meno una potenziale «Perla di Labuan», ruolo che nell’assenza delle primigenie, potrebbe essere rivestito dalla Pausini, in versione «dark» che sarà anche internazionale ma a me fa un po’ paura…
Come nella sfilata dei Big, quelli che nella prima serata cantano tutti, nessuno escluso e son 30 più c’aggiungiamo Tiziano Ferro, tanto amico della Laura (volete che i due non cantino un motivetto insieme, magari quella «Xdono» con cui debuttò 25 anni fa) e, giusto per dare la staffetta a chi c’è quest’anno, ritorna il vincitore dello scorso Sanremo Olly. In un clima da trionfo giovanile, tranne qualche rarissima eccezione, ha fatto una figura metà positiva e metà, meno della metà, più critica da parte delle mie ex consorelle scatenate sul bordo del «celestial carpet», (rosso faceva troppo Mostra del Cinema di Venezia) nei commenti sulla sfilata dei Big davanti all’Ariston: «Ma come sono seri questi giovani, grigio e nero, non capisci se sono Bodyguard, agenti del servizi segreti o figuranti di “Il diavolo veste Prada 2”» gracida la Penny, ottuagenaria che di suo assomiglia e parla come la Rana Freccia dell’Ecuador mentre, al passaggio di Arisa un mormorio d’approvazione si eleva, come fosse un coro, simile a quello che accompagnerà la cantante, il Coro del Teatro Regio di Parma, dove Rosalba (c’è anche chi conosce e ricorda il suo vero nome…) ha scattato delle splendide foto in una giornata in città trascorsa in città e la Ines si inchina, nonostante il femore di porcellana, giubilando l’artista «… ma sembra la Fracci di quarant’anni fa alla Scala», mentre alla visione di Patty Pravo parte un sibilo «Ma se par la Moreta del Carnàval», per via della messa in scena con velluto «che la par sul liston de piazza san marco».
Non è tutto ma è tanto, pure troppo, e la speranza è che tale non si riveli per chi se lo guarda da casa e non lo vive da qui…
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