Lago Santo-Passo Cisa: l'Appennino in cammino

Andrea Greci

Anche tra le montagne dell’Appennino non mancano le gerarchie. Alcune cime e determinati luoghi sono privilegiati rispetto ad altri: alcuni raggiungono qualche metro di altezza in più, altri sono famosi per il panorama sconfinato o per i colori di boschi e fioriture. Quando poi c’è di mezzo uno specchio d’acqua, un itinerario diventa subito agognato e bramato, talmente forte è il desiderio di riflettersi, insieme alle nuvole, nell’acqua luccicante di sole e vibrante di vento.   

Se poi si uniscono le parole «magiche»  lago e rifugio, il richiamo diventa irresistibile. Del resto, per esempio, come si può rimanere indifferenti davanti allo splendore di un luogo come il Lago Santo, dove ci si incanta davanti alle ultime luci della sera che toccano l’acqua, dove si riscopre la Via Lattea nell’inconsueta buia notte del Rifugio Mariotti e da dove si può ripartire per la tappa successiva del Sentiero Italia, scaldati timidamente dalla nervosa luce dell’alba per dirigersi verso il Passo della Cisa? 

Ancora una volta però il Sentiero ci obbliga, in maniera amorevole ma decisa (del resto in un percorso a tappe l’unica cosa è procedere in avanti), a considerare le cose diversamente, ad andare oltre le gerarchie. Il percorso evita Marmagna, Braiola, Orsaro, le tre cime più amate dai parmigiani, la «trinità» della Val Parma, venerata dagli escursionisti di entrambi i versanti del crinale. Ci si mantiene bassi, tra faggi contorti, sparuti abeti sopravvissuti ai tagli secolari dell’uomo, tracce di carbonaie e antiche mulattiere. Anche il Monte Fosco, che in termini di gerarchie è certamente la sommità meno considerata del crinale, è tagliato fuori dal tracciato.

I Prati di Monte Tavola sono l’ultimo luogo «cool» prima del Passo del Cirone. Da qui inizia un altro crinale, le sommità si abbassano, i pendii si addolciscono, la geologia cambia e, soprattutto, si iniziano a toccare montagne quasi sconosciute per la grande maggioranza dei camminatori emiliani.  Sembra impossibile ma, in poche centinaia di metri in linea d’aria si passa dalla folla domenicale della piana di Lagdei alla solitudine del Monte Borgognone, la prima di una serie di sommità che, anche solo con i loro nomi, ci parlano, ci raccontano, ci fanno conoscere le tante sfaccettature dell’Appennino. 

Il Borgognone ci dice che da qui, dal Passo del Cirone, per secoli sono passati pellegrini, mercanti, viaggiatori, provenienti da oltralpe, dalla Borgogna così come dal resto d’Europa. Il Monte Beccara ricorda che questa è un’area dalla secolare tradizione pastorale e non sorprende quindi di ritrovare qui, ancora oggi, mucche o cavalli al pascolo. Poi il Monte Fontanini, chiaro riferimento alla presenza di acqua, che sgorga sul suo versante meridionale e che nel passato doveva essere una benedizione, per uomini e animali che passavano mesi sotto il sole estivo.

 Il Groppo del Vescovo accoglie il camminatore con la sua caratteristica sagoma biancastra. Qui infatti affiorano eccezionalmente rocce calcaree (rocce sedimentarie con un’alta concentrazione di calcite) che differenziano questa piccola sommità da tutte le altre circostanti. 

Per capire il toponimo della montagna bisognerebbe però osservarla dal versante toscano, comprendendo che, in questo caso, non c’è alcun riferimento ad antiche giurisdizioni ecclesiastiche: dalla Lunigiana infatti questa piccola sommità richiama per forma e colore la candida tiara vescovile. 

Sul Monte Valoria si incontrano il Sentiero Italia e la Via Francigena. Questo è l’unico punto dove i due grandi itinerari si intersecano sulla catena appenninica. Una sosta è obbligatoria presso il momento che celebra questo abbraccio simbolico tra l’antica via di pellegrinaggio e il grande trekking contemporaneo. Bello pensare che da qui, seguendo sempre un sentiero segnato, si possa arrivare a Canterbury o a Santa Teresa di Gallura, a Roma o a Trieste, davanti alle Tre Cime di Lavaredo così come al cospetto delle scogliere inglesi. Magie del Cammino e dei Cammini. E dei sogni che entrambi fanno nascere nella testa e nei cuori di chi ha voglia di viverli.
A.G.