Quel coprifuoco fino al 31 luglio: «Per la montagna è il colpo di grazia»
Gialla, dal prossimo 26 aprile, ma con coprifuoco dalle 22 alle 5. Fino al 31 luglio! E poi si vedrà... Non c’è proprio pace per le attività ricettive che, all’alba della bella stagione, contavano di rifarsi di mesi di estenuanti «yo-yo» tra aperture e chiusure, asporto sì-servizio al tavolo no e infinite forme di delivery. Se per bar e ristoranti di tutta Italia le limitazioni si tramuteranno in perdite di fatturato secche, per le realtà della montagna parmense il coprifuoco d’estate, proprio quando i borghi e le frazioni rivivono anche grazie alla riapertura delle seconde case, è un colpo mortale.
Non meno critico anche il sindaco di Bedonia. «Questa che sta arrivando, potrebbe essere una buona estate per i territori a bassa densità come i nostri – dice infatti Gianpaolo Serpagli -. La Valtaro ha già dimostrato nell’estate 2020 un comportamento più che prudente, nonostante un aumento importante delle presenze. Tutti gli sforzi e gli accorgimenti che i titolari dei locali pubblici hanno avuto, hanno impedito che nelle nostre comunità si verificasse una seconda ondata. Anzi, da noi continuano i numeri da zona bianca. Ora, tutto il lavoro fatto sembra essere stato vano. Chiediamo al Governo di ascoltarci, di condividere le decisioni con chi ogni giorno parla con i cittadini». Serpagli poi affonda: «questo centralismo è preoccupante. Ci indigna la poca condivisione e il poco ascolto verso i rappresentanti delle categorie e verso gli amministratori. Il coprifuoco alle 22.00 è demenziale, in primo luogo perché costringe a concentrare in poche ore la cena, quindi di fatto a creare più densità; in secondo luogo perché nei territori a vocazione turistica come il nostro chiudere a quell’ora significa assestare un ulteriore colpo economico a categorie già penalizzate». Per il sindaco di Tornolo, non solo la chiusura alle 22 è assurda, ma lo è anche obbligare al solo servizio esterno.
«Chi ha scritto queste regole non conosce i territori – dice infatti Renzo Lusardi -: i giovani magari fuori ci stanno volentieri, ma le persone anziane vogliono cenare dentro. Queste disposizioni sembrano scritte per far morire le piccole attività».