Nella caserma di Santa Maria del Taro
Carabinieri, sulle orme di Albino Badinelli
Santa Maria del Taro Santa Maria del Taro, frazione del Comune di Tornolo, è il paese emiliano più vicino al mar Ligure. Il panorama riempie gli occhi, l’aria è leggera, ma il telefonino è senza rete, per arrivare al municipio si impiegano circa 25 minuti e la stazione ferroviaria più vicina, quella di Borgotaro, dista una trentina di chilometri, più o meno gli stessi che servono per arrivare a Chiavari. L’ufficio postale c’è, anche se aperto a giorni alterni, e per i farmaci ci si affida al dispensario, ma nei mesi scorsi non sono mancate le lamentele per le aperture «a singhiozzo». In questo quadro, è facile capire come la caserma dei carabinieri rappresenti, più che in altre località, un punto di riferimento.
L’impressione si è dimostrata corretta: un passo dopo l’altro Paolucci ha guadagnato «sul campo» il comando di stazione e, con esso, la responsabilità di trasferire ai più giovani le sue competenze e insegnare, con l’esempio, ad essere vicini alle comunità in cui si opera. «Nel 1989 sono stato mandato a Santa Margherita Ligure. Sei mesi dopo il mio arrivo, assistetti alla liberazione di Patrizia Tacchella, tenuta sotto sequestro per 79 giorni a soli 8 anni. Mentre il maresciallo portava
in braccio la bimba in caserma, ho capito con chiarezza qual è la nostra missione e quali soddisfazioni si possono raggiungere attraverso quelli che, al momento, possono sembrare sacrifici. Essere mandati qui, per ragazzi di vent’anni, può apparire come una “punizione” perché difficilmente ci sono operazioni da prima pagina. Però c’è una cosa molto più preziosa: il tempo per imparare e per capire se indossi la divisa o se ce l’hai addosso».
Chi ha lavorato qui porta infatti il paese nel cuore, e c’è anche chi vorrebbe tornare perché la «dimensione umana» del servizio restituisce tutta la fatica che si fa. «Lo abbiamo visto bene nel periodo del lockdown quando siamo stati impegnati su un duplice fronte: da un lato c’era da far rispettare le regole anti-contagio, cosa non scontata in una zona in cui alcune strade passano più volte da una regione all’altra; dall’altro bisognava cercare di tranquillizzare le persone, passando per le strade e scambiando due parole con chi era affacciato alle finestra, suonando i campanelli di chi vive solo per verificare se era tutto a posto, andando anche a prendere le medicine in farmacia per chi ne aveva bisogno, e, cosa più complicata di tutte, facendoci sempre vedere sereni anche se, specialmente nei primi tempi, avevamo paura anche noi».
D’altra parte qui i carabinieri convivono con un esempio altissimo: a Santa Maria del Taro prestò servizio Albino Badinelli, Medaglia d’oro al Merito Civile, che il 2 settembre 1944 diede la sua vita in cambio di quella di venti compaesani davanti al plotone di esecuzione della divisione nazi-fascista Monterosa. «Il rapporto di fiducia che abbiamo instaurato con la popolazione ci permette di avere un controllo sempre puntuale e attento di un territorio con collegamenti importanti come la strada del Bocco, la strada del Passo della Scaletta, la strada per il Passo dell’Incisa: possiamo contare su un referente in ogni frazione per una sorta di controllo di vicinato “di fatto”».