La consegna dei riconoscimenti
Borsa di studio Maura Vigevani: il premio a Mattia
Busseto E’ ridiventata sempre di più – per generosità, misura e concretezza - una festa paradigmatica del carattere Bussetano la consegna delle borse di studio intitolate a Maura Vigevani, professoressa di Lettere, consigliere comunale e poi assessore nella seconda giunta capeggiata dal sindaco Luca Laurini, pronto a volerne celebrare il ricordo istituendo il premio subito all’indomani della scomparsa.
Dopo un periodo di inspiegabile assenza, la nuova amministrazione pubblica torna a dare il suo contributo: ed ecco che dal salone Barezzi la manifestazione trasloca in un Teatro «Giuseppe Verdi» gremito dove compie il suo sedicesimo anno in pompa magna.
«E’ un nostro dovere, morale prima ancora di quello civico - dice il sindaco Stefano Nevicati - valorizzare i nostri giovani concittadini più solerti nel voler apprendere attraverso lo studio i fondamenti del sapere. A loro va la nostra grata riconoscenza perché il loro faticoso ed esemplare impegno è un arricchimento per tutta la comunità».
Stavolta il vincitore, Mattia Zatta, che l’anno scorso si era piazzato al terzo posto, è un diciannovenne dalla storia personale stupefacente e dalle stimmate di autentica bussetanità: elemento affatto secondario in una competizione presieduta da quell’Emilietto Mazzera campione, insieme al fratello Franco, dei fasti pallavolistici dell’«Alleanza» dei tempi eroici: campo di gara ricavato dietro l’abside pitturando le righe dell’asfalto ruvido. Domeniche mattina che risuonavano dell’inno demenzial-efficace, cantato a tutta voce da noi bassotti invidiosi: «Olio, petrolio e acqua minerale, per batter l’Alleanza ci vuol la Nazionale».
Il nonno di Mattia è Mario Orsi, basso baritono della Collegiata, pallavolista anche lui, costruttore edile, classe 1949, compagno di banco alle Elementari, pertanto partecipe dei salutari «sarucchi» distribuiti dal maestro Franco Demaldé. La nonna, scomparsa due anni fa era la professoressa Gloria Bigatti. L’idillio tra la dolce severa futura insegnante e il futuro imprenditore edile, i due poi genitori di Elisa, madre di Mattia, professoressa anche lei, scoppiò al suono di «Blu,blu, l’amore è blu», in quei pomeriggi domenicali contrassegnati dai primi brividosi «lenti», con tentativo, respinto, di «stringere» nel corso delle festine organizzate da chi aveva una casa larga e il giradischi. E Mattia? Andremo a conoscerlo molto presto. Un po’ di pazienza: ne varrà la pena.