Gente di campagna

Grossi ha riportato sulle nostre tavole il “grano del miracolo”, varietà antica con una storia persa nella notte dei tempi

Claudia Olimpia Rossi

Ha un nome irresistibile il “grano del miracolo”, varietà antica con una storia persa nella notte dei tempi, che l’agricoltore Claudio Grossi ha ritrovato e portato sulle nostre tavole. «Scoprii in solaio sacchi di spighe conservate da oltre cent’anni. Incuriosito, mi feci raccontare da mio nonno Pellegrino, che era nato nel 1895, reduce dalla guerra del ‘15-’18, di cosa si trattasse. Lui si mise a spiegarmi tutto quello che facevano in casa, con i frumenti così alti da doverli coricare servendosi di pertiche. Per questa ragione, un po’ tutti poi li avevano lasciati perdere, a favore di quelli più bassi che si raccolgono con i macchinari. Documentandomi sui libri ho ricostruito il passato, iniziando a piantarli e moltiplicarli nell’orto. Con mio grande stupore vedevo nascere spighe altissime. Avevo scambiato per frumento anche quello che poi si è rivelato “Orzo Leonessa”. Istruito sulla macinazione da un mio amico, che purtroppo non c’è più , pian piano mi sono lasciato travolgere dalla passione, cercando anche le ricette che faceva mia nonna con questi grani».

La scoperta di Claudio Grossi è andata di pari passo con il suo desiderio di «trasmettere alle persone i sapori delle cose che si mangiavano una volta, i profumi e gli aromi incredibili di queste varietà antiche». Un’opera laboriosa, attenta, che ha trovato la competenza di professionisti della macinatura e della panificazione.

Con un quantitativo di glutine pressoché inesistente, queste farine richiedono una lavorazione particolare, con l’impiego del lievito madre. «Con il Molino Grassi, produciamo - prosegue Grossi - la farina “Miracolo”, una miscela di Grano del Miracolo, Ardito, Fiorello, Virgilio. Sono tutti del 1900, tranne quello del Miracolo, di cui si parla già nella Bibbia, descritto con le parole “vidi uno stelo con sette spighe attaccate”. E’ proprio lui, ramificato. Alcuni forni ci fanno il pane: tondo come una torta, è ricco di proteine e sali minerali. Per l’Orzo Leonessa, completamente privo di glutine, ho trovato la torrefazione adatta a Quattro Castella. E’ una varietà antica e rara. Una volta ne mettevano da parte un quintale, perché poi lo usavano tutto l’anno. Grazie a quest’abitudine era riposto nel suo sacco in solaio».

La ricerca trentennale di Claudio Grossi - prima di scoprire questo tesoro in soffitta, nel podere di famiglia a Lesignano, coltivava pomodori e cipolle e allevava bovine - ha dato i suoi frutti anche con l’associazione Agricoltori Custodi di Parma, di cui è vice presidente, volta a conservare antiche varietà. «Oltre ai grani, ho tenuto meloni e cocomeri. Cerco le cose strane del passato, che nessuno conosce. Desidero - conclude - che le persone sentano sapori e profumi differenti da quelli odierni. Sono davvero altre fragranze. Se passa da Lesignano verso giugno vedrà la meraviglia di queste spighe, alte due metri, colorate: uno spettacolo della natura».

La Scheda

Nome: Claudio Grossi
Età: 65 anni
Segno zodiacale: Ariete
Studi: Diploma di terza media
Hobby: Pitture ad olio di paesaggi
Sogno nel cassetto: Mantenere la biodiversità; riscoprire quante cose buone naturali abbiamo perso e riproporle
Azienda: Azienda agricola Claudio Grossi, via Piantone 6, Santa Maria del Piano, Lesignano
Attività: Agricoltore custode della biodiversità, grani e orzo antichi, grano del miracolo, orzo Leonessa da caffè, mais, orticole, meloni, cocomeri antichi.