Il caso Botteri, «Striscia» e quei modelli anacronistici
Una giornalista non deve rispondere a nessun cliché ma cercare notizie, saperle raccontare e fare una corretta informazione. È nato un vero e proprio caso su Giovanna Botteri, la corrispondente Rai da Pechino. A scatenarlo è stato il programma «Striscia la Notizia». Sia che volesse prendere di mira il modo di vestire e i capelli dell'inviata, come sostiene il popolo della rete e molti colleghi della giornalista, sia che volesse difenderla come affermano gli autori del tg satirico di Canale 5, la questione ha sollevato un polverone, perché ritenuto un attacco subdolo. Ma al di là dello scontro il tema invita a riflettere su un messaggio diseducativo che riguarda le donne ancor prima del ruolo di una giornalista: ignorare i contenuti a favore della solita, trita e ritrita immagine. Del resto, quante donne abbiamo visto negli anni condurre telegiornali, stazionare davanti alla casa dell'omicidio per le dirette pomeridiane, oppure intervistare personaggi in trasmissioni di intrattenimento senza avere alcun titolo per farlo? Da qui a offendere una professionista seria e preparata il passo è breve. Ci siamo mai chiesti se Giorgino o Matano (che tra l'altro si è schierato senza mezzi termini con la Botteri) sono ben vestiti o ben pettinati?