ucraina
Evacuazione forzata da un reparto maternità di Mariupol alla Russia
La città di Mariupol ha denunciato l’evacuazione forzata in Russia dell’intero reparto maternità di un ospedale di Mariupol, dove un’altra struttura analoga è stata bombardata il 9 marzo. Lo scrive il sindaco della città assediata su Telegram.
«Più di 70 persone, donne e personale medico del reparto maternità numero due del distretto della riva sinistra di Mariupol sono stati presi con la forza dagli occupanti», ha detto l’ufficio del sindaco.
Sul suolo ucraino invaso dalle truppe russe la guerra non si ferma, nuovi bombardamenti segnalati nella notte nel nord-ovest di Kiev, nonostante i russi abbiano annunciato la riduzione delle operazioni sul fronte della capitale; e poi stamani, con forti esplosioni dai sobborghi. Vittime vengono registrate nella città orientale di Lysychansk, nel Lugansk, colpita dall’artiglieria pesante russa: ampi danni sulle aree residenziali, riporta il Guardian citando autorità locali. Sia l’esercito ucraino che il Pentagono ritengono che Mosca non abbia messo in atto alcun ritiro ma un «ingannevole" riposizionamento di truppe, con duemila soldati spostati dalla Georgia. Secondo Londra, peraltro, le truppe russe tornano in Bielorussia per rifornirsi e Mosca compensa la ridotta capacità a terra con attacchi missilistici.
Il fronte economico vede il nodo alimentare, con la Russia accusata dalla vicesegretaria di Stato Usa Wendy Sherman al Consiglio di Sicurezza Onu di aver provocato una «crisi alimentare mondiale» e di far correre il rischio di una carestia in vari Paesi con la guerra all’Ucraina, considerata il «granaio d’Europa». Mosca respinge le accuse, definendole con l’ ambasciatore russo Anatoly Antonov «parte della guerra dell’ informazione di Washington contro la Russia». Ma la Sherman ribatte denunciando che i russi stanno bloccando 94 navi alimentari civili nella regione del Mar Nero e hanno bombardato tre navi che trasportano merci, soprattutto agricole, dai porti del Mar Nero in tutto il mondo. E mentre le borse continuano a monitorare gli sviluppi della guerra nella speranza di una de-escalation, il prezzo del gas in Europa scatta in rialzo del 6,1% dopo la notizia che la Germania ha attivato l’allerta preventiva del piano di emergenza sul gas. Al momento, spiega Berlino, non c'è un problema di approvvigionamento e quella di proclamare l’allerta è una «decisione preventiva» presa in via cautelare.