IL LIBRO-SHOCK
Harry e la morte di Diana: "Ho ripercorso il tunnel a Parigi, alla stessa velocità. Poteva andare diversamente"
Su Meghan casa reale "non razzista ma silente". Dai tabloid accuse al principe: "Paranoia"
Nel tunnel dell’Alma a Parigi, dove Lady Diana è morta nell’agosto del 1997, «non c'era alcun pericolo che qualcuno potesse perdere il controlo di un’auto anche dopo aver bevuto un drink o due a meno che non si fosse completamente accecati». Lo sostiene il pricnipe Harry in un’intervista alla tv britannica Itv news implicando che siano stati i paparazzi all’inseguimento della madre a causare l'incidente mortale.
«Le persone che ne erano principalmente responsabili, se la sono cavata tutte», ha attaccato il principe che nel suo libro di memorie "Spare", la "riserva", rivela di essere voluto tornare sul luogo della morte di Lady Diana e di averlo attraversata alla stessa velocità dell’auto di sua madre. «Ho sempre immaginato che il tunnel fosse un passaggio infido, pericoloso, ma era solo un tunnel corto, senza passaggi strani», ha detto. Alla domanda su che cosa sarebbe successo se i paparazzi non avessero inseguito l’auto della madre ha risposto: «Sarebbe andata diversamente».
Su Meghan casa reale "non razzista ma silente"
Il principe Harry nega di aver mai definito «razzista» la famiglia reale britannica, ma non esita a evocare cedimenti verso «stereotipi» e «pregiudizi inconsci» circolati sulla sua consorte Meghan fin da dopo il loro matrimonio: stereotipi alimentati a suo dire da quei media dell’isola, tabloid in primis, con cui a suo dire «certi membri» di casa Windsor avrebbero di fatto flirtato, scegliendo di «mettersi a letto col diavolo» pur di avere benefici personali d’immagine.
E’ questo uno dei temi più citati - e più contestati dalla solita batteria di corrispondenti reali d’establishment - delle interviste della notte a varie tv fra Usa e Regno Unito concesse dal duca di Sussex per promuovere l’autobiografia "Spare": in uscita domani in tutto il mondo e già ampiamente anticipata nelle rivelazioni più esplosive o scabrose.
Sul tema spinoso dell’origine etnica della Markle, Harry ha escluso l’accusa di razzismo a proposito dell’episodio raccontato a suo tempo secondo cui un anonimo membro della dinastia avrebbe espresso preoccupazioni sul colore della pelle del loro primogenito Archie prima della nascita. Ha tuttavia parlato di un possibile «pregiudizio inconscio». Mentre non ha esitato a denunciare il silenzio del resto dei Windsor di fronte agli «stereotipi» mediatici su Meghan, bollata di volta in volta come «americana, attrice, divorziata, nera, birazziale o di madre nera»: silenzio confermatosi come «assordante» nelle sue parole anche di recente, in occasione della pubblicazione sul Sun di Rupert Murdoch di un corsivo apertamente oltraggioso e sessista contro Meghan firmato da Jeremy Clarkson.
Fra gli altri passaggi delle interviste al principe ribelle, i media del Regno Unito evidenziano poi la conferma del gelo attuale con suo padre, re Carlo III, e soprattutto con il fratello maggiore ed erede al trono William, con i quali ammette come «al momento» non ci si «riconosca più»; pur non senza ribadire l’auspicio di riavere «indietro» il rapporto con loro e di considerare «al 100% il perdono una possibilità». Mentre non mancano di notare le recriminazioni indirizzate alla moglie del fratello - che assieme a William si sarebbe lasciata convincere del rischio di essere messa «in ombra» dai Sussex e condizionare dalla narrativa immediatamente diffusa dai media di «Meghan contro Kate»; come pure quelle verso Camilla, neo regina consorte, sospettata di essere stata in prima fila nell’imbeccare i tabloid in cambio di un trattamento di favore necessario a migliorare in una certa fase «la propria immagine».
Dai tabloid accusa di "paranoia" verso il principe Harry
Si conferma la reazione in larga parte furiosa di commentatori e media britannici - tabloid populisti e testate di establishment in testa - dopo la trasmissione fra Usa e Regno Unito delle interviste del principe Harry andate in onda alla vigilia dell’uscita ufficiale nelle librerie di tutto il mondo della sua esplosiva autobiografia intitolata "Spare": 550 pagine di racconti e rivelazioni che non sembrano risparmiare nessuno dei familiari di casa Windsor, oltre mettere a nudo la propria vita e il matrimonio con Meghan.
Per il Daily Express, destrorso e ultra brexiteer, il libro e le interviste espongono «al mondo un uomo infantile e geloso, la cui incontinenza verbale rivaleggia con la sua paranoia»; e prevede che il braccio di ferro si rivelerà alla fine «un disastro personale irrimediabile» per il secondogenito di re Carlo e di Diana. Il Sun di Rupert Murdoch ne liquida da parte sua le rivelazioni come una sorta di «auto terapia pubblica» e irride come a un fatto «bizzarro» che il duca di Sussex abbia negato di aver accusato di «razzismo» il resto della Royal Family (pur non senza evocare possibili «pregiudizi inconsci»), «rovesciando precedenti dichiarazioni» definite «incendiarie».
Giornali conservatori più paludati come il Telegraph e il Times intravvedono tuttavia se non altro un potenziale «ramoscello d’ulivo» verso Carlo e il fratello William dietro il rifiuto di bollare come razzista la Royal Family. Mentre il progressista Guardian prende sul serio il rischio di conseguenze negative delle denunce di Harry sui rapporti incestuosi fra tabloid e palazzo per l’intero casato dei Windsor e per la monarchia in quanto tale. E ironizza: se la regina Elisabetta, morta 96enne l’8 settembre dopo 70 anni di regno, «avesse visto tutto questo... sarebbe forse diventata anche lei repubblicana».