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Università: uno studente su 3 mente sugli esami. Uno su 4 pensa ad un gesto eclatante se scoperto
«Gli studenti universitari sono sempre più attanagliati da pressione sociale, aspettative dei genitori, paura del fallimento. Fattori, questi, che innescano un disagio molto più generalizzato di quanto ci raccontino le tragedie a cui purtroppo assistiamo periodicamente. Circa un universitario su 3, infatti, ammette di aver mentito almeno una volta alla famiglia sul reale andamento della sua carriera di studi». Lo dice una ricerca effettuata dal portale Skuola.net, che nelle scorse settimane ha interpellato 1.100 ragazze e ragazzi attualmente iscritti all’università, diffusa oggi.
Ancora più allarmante, secondo l’indagine, «in circa la metà dei casi, si parla del 16% del totale, la bugia è sistematica" mentre «se venisse scoperto dalla famiglia sul reale stato delle cose, il 25% ritiene di poter essere preda di uno stato di disperazione e la stessa percentuale afferma di poter ipotizzare anche un gesto estremo».
«Per poco più della metà dei mentitori seriali (53%) - emerge ancora dall’indagine -, l’impatto con la realtà è stato quasi una liberazione, visto che quasi sempre trovano comprensione e supporto attorno a loro. La situazione è pesante soprattutto per quel 47% per i quali il travestimento è rimasto ancora in piedi. Quando ciò accade, nella maggior parte dei casi, il castello delle bugie finisce infatti per diventare insostenibile: solamente uno su 3 afferma di essere nel pieno controllo della situazione. Tutti gli altri sono di fronte a un vicolo cieco: un terzo scarso (32%) vorrebbe vuotare il sacco ma non riesce a trovare il coraggio, un altro terzo abbondante (35%) è convinto che ormai la situazione gli sia sfuggita di mano e non si possa tornare indietro». «Ecco perchè - prosegue l’indagine -, se a un certo punto le bugie venissero scoperte, ben un quarto (25%) si farebbe prendere dalla disperazione. Non a caso, la stessa percentuale (25%) confessa di aver addirittura pensato all’estremo gesto o perlomeno a qualcosa di eclatante per dare un segnale indiretto del proprio disagio. Un altro 24%, invece, resterebbe impietrito dallo spavento, ma poi reagirebbe. Un consistente 16%, sulle prime, si sentirebbe letteralmente umiliato, il 13% dispiaciuto. Solamente il 22% affronterebbe la questione, almeno in teoria, in modo freddo, chiedendo scusa, senza rimuginarci su».
Ma il fenomeno delle aspettative deluse degli universitari è assai più ampio: «Considerando il campione totale, il 31% racconta di sentire il fiato sul collo da parte della propria famiglia. Il 43% avverte addirittura una vera e propria «pressione sociale», generata dalle classiche frasi come «Quando ti laurei?» o «Quanti esami ti mancano?». Oltre 3 su 10, inoltre, segnalano di non sentirsi affatto a proprio agio in questa condizione: il 10% è stato quasi obbligato a fare l'università dal contesto in cui vive, mentre il 21% avrebbe voluto intraprendere un altro percorso accademico».