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Razzi di Hezbollah sulla base italiana in Libano, 4 militari feriti
Non esiste più riparo per i soldati Unifil, ancora in grave pericolo per gli scontri incessanti tra Israele ed Hezbollah. A rischiare la vita, nonostante il rispetto dei protocolli per il massimo allarme e il rifugio nel bunker, sono stati stavolta i militari italiani: due razzi, lanciati dai miliziani sciiti intorno alle 13, hanno raggiunto la base di Shama nel sud del Libano, dove opera attualmente la brigata Sassari. Uno dei missili è finito sulla struttura blindata, dove con elmetti e giubbotti i caschi blu erano entrati, e quattro soldati - raggiunti da schegge di vetro e pietrisco - sono rimasti lievemente feriti e le loro condizioni non destano per fortuna preoccupazioni. Un altro razzo è invece esploso vicino a 'Casa Italià, un edificio che è adibito a pizzeria. «Sono attacchi inaccettabili» ha detto la premier Giorgia Meloni rinnovando l’appello «affinché le parti sul terreno garantiscano in ogni momento la sicurezza dei soldati di Unifil'
Attacchi «inaccettabili» anche per il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che avverte: «come abbiamo detto a Israele di prestare la massima attenzione» così «diciamo con altrettanta fermezza a Hezbollah che i militari italiani non si possono toccare». «Se pensano di continuare a fare danni alle basi italiane - ha aggiunto - hanno sbagliato».
Da mesi però i tentativi della diplomazia sembrano non sortire effetti e anche nelle ultime ore un nuovo raid dell’Idf ha colpito la periferia a sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, poco dopo la richiesta da parte di Israele di evacuare la zona così come altri territori nella zona meridionale del Paese. I militari israeliani sono anche riusciti a raggiungere il villaggio frontaliero di Deir Mimas, abitato in prevalenza da cristiani lungo il settore orientale della linea di demarcazione tra i due Stati: si tratta della prima volta che soldati israeliani penetrano in una località frontaliera libanese ancora in parte abitata dalla popolazione locale. Con un contesto totalmente cambiato, in tanti invocano sempre di più un ruolo diverso per la missione internazionale Onu, ma il portavoce di Unifil, Andrea Tenenti, avverte: «Anche stavolta se le regole di ingaggio non fossero state adempite, come essere all’interno dei bunker durante i bombardamenti, ci sarebbero stati danni ben maggiori. Se le regole di ingaggio si vogliono cambiare, il Consiglio di sicurezza potrà farlo, però decidere di usare di più la forza potrebbe potrebbe portare a un’escalation di violenza contro la missione stessa. Vedremo».