GUERRA
Maduro sarà portato a New York dopo la cattura con la moglie, incriminato anche il figlio. Prima foto dopo la cattura
Attacco a Caracas ordinato da Trump. Ambasciata a Caracas agli italiani, "non uscite di casa". La vicepresidente Rodríguez sarebbe in Russia ma Mosca smentisce
Il leader del Venezuela Nicolas Maduro, catturato insieme alla moglie nel corso di un attacco condotto dagli Stati Uniti, è detenuto a bordo della nave Iwo Jima diretto a New York e potrebbe comparire in Tribunale già lunedì.
Gli Usa hanno intanto incriminato, oltre a Maduro e alla moglie, anche il figlio della coppia, Nicolas Ernesto, per reati legati a droga e armi da fuoco. Mentre Venezuela piomba nel caosi con il presidente americano Donald Trump che si dice pronto a valutare la prossima leadership, la leader dell’opposizione e Nobel per la pace, Maria Corina Machado rompe il silenzio: «Siamo pronti per tornare al potere, è arrivata l'ora della libertà».
Prendono intanto forma i dettagli della cattura, avvenuta nel cuore della notte venezuelana (le 7 in Italia). Maduro e la moglie Cilia Flores sono stati prelevati dalle forze statunitensi dalla loro camera da letto mentre dormivano. Maduro ha cercato di negoziare alla fine, ma «ho detto no», ha poi rivelato Trump in un’intervista a Fox, durante la quale ha paragonato la cattura di Maduro all’uccisione di Soleimani. Secondo quanto riporta la Cnn, inoltre, l’amministrazione Trump aveva iniziato preparativi per l’operazione già a metà dicembre: i piani si concentravano sulla rimozione di Maduro e l'istituzione di un governo di transizione composto da un gruppo di venezuelani. «Hanno portato a termine un’operazione davvero impressionate», plaude il vicepresidente Usa JD Vance, che svela come Trump abbia in passato «offerto diverse vie d’uscita» al Venezuela.
Il presidente Usa è soddisfatto. La cattura di Maduro è «un segnale che indica che non ci lasceremo intimidire» dice, il commander in chief, che minaccia i funzionari del governo venezuelano se dovessero schierarsi con Maduro: «Se rimangono fedeli, il futuro sarà davvero brutto, davvero brutto per loro».
Ma la mossa degli Usa non trova il plauso di tutte le diplomazie. Parigi avverte: la cattura di Maduro viola il diritto internazionale. Palazzo Chigi difende la «legittima difesa», anche se «coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere».
Da Pechino, che invita i propri cittadini ad evitare viaggi in Venezuela, arriva la «ferma condanna» per i raid americani in Venezuela. Trump prova a rassicurare la Cina, che è uno dei principali importatori del greggio di Caracas: «otterranno il petrolio». La Russia intanto chiede una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu domani. E proprio il presidente delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, esprime preoccupazione per il fatto che «il diritto internazionale non sia stato rispettato": l’operazione Usa è un «pericoloso precedente».
Trump guarda intanto avanti. Gli Usa saranno «fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela» e «stiamo valutando le opzioni di leadership», fa sapere il presidente statunitense, assicurando che gli Usa non permetteranno a nessuno del regime di succedere a Maduro. Sulla possibilità che sia la leader dell’opposizione Maria Corina Machado a guidare il Pese, Trump è cauto: «Valuteremo se Machado può guidare il Paese, al momento hanno un vicepresidente». E mentre resta un mistero su dove si trovi la vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez (secondo il New York Times è a Caracas, ma qualche ora prima Reuters - poi smentita da Mosca - la dava in Russia), è la stessa Machado a farsi sentire: «Siamo pronti per tornare al potere, è arrivata l’ora della libertà», dice la premio Nobel per la pace. E anche il presidente eletto del Venezuela, Edmundo Gonzales, dal suo esilio madrileno annuncia: «Siamo pronti per la grande operazione di ricostruzione della nostra nazione».
Il figlio di Maduro (incriminato dagli Stati Uniti a sua voltqa) chiama alla mobilitazione
Nicolás Maduro Guerra, figlio del presidente venezuelano Nicolás Maduro, ha diffuso una dichiarazione in seguito alla cattura del padre da parte degli Stati Uniti, avvenuta nell’ambito di un’operazione ordinata dal presidente Donald Trump.Il deputato dell’Assemblea nazionale ha invitato le forze sociali e politiche del Paese alla mobilitazione, sostenendo che l'obiettivo dell’attacco sarebbe «impadronirsi delle risorse del Venezuela».
In un messaggio pubblicato su Instagram, Maduro Guerra ha denunciato una «gravissima aggressione militare» da parte di Washington, affermando che l’azione minaccia la pace e la stabilità internazionale e mette seriamente a rischio la vita di milioni di persone. Ha quindi sollecitato una risposta ferma e immediata da parte della comunità internazionale.
Secondo i media americani, gli Stati Uniti hanno incriminato non solo Nicolas Maduro e la moglie ma anche il figlio Nicolás Ernesto, per reati legati a droga e armi da fuoco.
Mistero sulla vicepresidente venezuelana
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in un commento al quotidiano Izvestia ha smentito le notizie secondo cui la vicepresidente venezuelana, Delcy Rodríguez, si troverebbe in Russia. Allo stesso tempo, il ministero degli Esteri ha fornito un resoconto di una conversazione telefonica avvenuta oggi tra il ministro russo Sergej Lavrov e il vicepresidente facente funzione della Repubblica bolivariana del Venezuela. «Sergej Lavrov ha espresso ferma solidarietà al popolo venezuelano di fronte all’aggressione armata». Secondo il New York Times, Delcy Rodriguez si troverebbe a Caracas.
Trump:"Buona pianificazione"
«Una buona pianificazione e truppe eccellenti. E’ stata un’operazione brillante». Lo ha detto Donald Trump in merito alla missione con cui è stato catturato Nicolas Maduro in un’intervista riportata dal New York Times. A chi gli chiedeva se avesse chiesto l’autorizzazione al Congresso per agire e quali fossero i prossimi passi per il Venezuela, Trump ha risposto che avrebbe affrontato questi temi durante la conferenza stampa.
Il presidente Trump ha ordinato attacchi contro siti all’interno del Venezuela, tra cui alcune strutture militari. Lo hanno riferito funzionari statunitensi alla Cbs News, mentre l’amministrazione intensifica la sua campagna contro il regime del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Anche Fox News ha riferito che funzionari dell’amministrazione Trump, rimasti anonimi, hanno confermato il coinvolgimento delle forze statunitensi.
«Nicolás Maduro ha disposto che tutti i piani di difesa nazionale siano attuati al momento e nelle circostanze appropriate, in stretta conformità con quanto previsto dalla Costituzione, dalla legge organica sugli Stati di Eccezione e dalla legge sulla Sicurezza della nazione», si legge in una nota ufficiale del governo di Caracas. In tal senso, il presidente ha firmato e ordinato l'attuazione del decreto che dichiara lo stato di 'agitazione esternà in tutto il territorio nazionale, e passare immediatamente alla lotta armata. L’intero Paese deve attivarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista».
«Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l’evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni costantemente informata. Unità di crisi della Farnesina operativa». Lo scrive su X in ministro degli Esteri Antonio Tajani.
L’Ambasciata d’Italia a Caracas invita gli italiani in Venezuela «a non uscire di casa ed evitare gli spostamenti». Lo ha detto l’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito, intervenendo a Rai News24. «La situazione è incerta e invitiamo i connazionali a contattare l’ambasciata e i consolati», ha aggiunto sottolineando che «la priorità in questo momento è l’incolumità» dei connazionali nel Paese. Si tratta - ha aggiunto - di circa 160 mila persone in tutto il Paese, alcuni con doppio passaporto, e alcuni «expat per ragioni di lavoro e turismo». «Stiamo seguendo con attenzione gli attacchi a Caracas, sappiamo che sono state prese di mira alcune infrastrutture portuali e aeroportuali, la nostra ambasciata a Caracas è operativa, ci sono tantissimi italiani in Venezuela, Temiamo manifestazioni di piazza, quindi abbiamo dato indicazione di essere prudenti, pare che ci siano anche nelle carceri momenti di tensione». Lo ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani al Tg2.
Il Governo del Venezuela «denuncia la gravissima aggressione militare» degli Stati Uniti. Il presidente Nicolas Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza e chiesto «mobilitazione» della popolazione dopo l’attacco.
Petro, "a Caracas colpito il Parlamento e il sito del mausoleo a Chavez"
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha scritto su X che sarebbero stati colpiti in Venezuela obiettivi istituzionali e militari a Caracas, tra cui il Palaci o Federal Legislativo sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez. Petro riferisce inoltre dell’attivazione del piano di difesa al palazzo presidenziale Miraflores. Petro lo indica come un «bilancio al momento confermato», elencando i singoli siti colpiti.
Forti esplosioni, accompagnate da rumori simili a quelli di aerei in volo, si sono verificate intorno alle 2 della notte (le 7 in Italia) a Caracas. Lo ha riferito un giornalista della France Presse. Le esplosioni si sono verificate mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha dispiegato una flottiglia navale nei Caraibi, ha sollevato la possibilità di attacchi terrestri contro il Venezuela e ha affermato che i giorni del presidente venezuelano Nicolás Maduro erano "contati". I rumori delle esplosioni hanno continuato a essere uditi intorno alle 2:15 di notte (7:15 in Italia).
E’ una «nuova alba» per il Venezuela: «Il tiranno se n'è andato. Finalmente affronterà la giustizia per i suoi crimini». Lo ha detto il vice segretario di stato amer icano Christopher Landau.