ANCONA
Corte 'nessun dolo nel crac di Banca Marche, colpa della crisi immobiliare'
Motivazioni dell'assoluzione in Appello, anche Bianconi investì in azioni
(ANSA) - ANCONA, 12 GEN - Banca delle Marche (BdM) è diventata insolvente a causa dalla crisi economica finanziaria mondiale che si è verificata tra il 2008 e il 2012, con ricadute pesanti nel settore immobiliare in cui operava la maggior parte delle imprese clienti dell'istituto di credito. Dunque non c'è stato alcun dolo di dissipare le risorse del maggiore istituto di credito marchigiano, da parte dell'ex direttore generale Massimo Bianconi e degli altri cinque imputati (con figure anche della controllata Medioleasing) per bancarotta fraudolenta, assolti dalla Corte di Appello di Ancona lo scorso 30 giugno. Lo scrivono i giudici nelle motivazioni, contenute in 202 pagine di sentenza di assoluzione pubblicate in questi giorni. "Non è configurabile il fallimento per effetto di operazioni dolose, per abusi di gestione o infedeltà ai doveri di legge - riporta la Corte -. La condotta di erosione del patrimonio è nel modo di agire di impresa. Le operazioni finanziarie erano solo una parte, non preponderante, della gestione economica di BdM che non hanno caratterizzato in negativo la continuità dell'esercizio per condurla prevedibilmente all'insolvenza". Poi l'accenno alla crisi mondiale. "Quando i finanziamenti in contestazione sono stati elargiti - osserva la Corte - gli operatori bancari non potevano prospettarsi, neanche in un ottica di lungo periodo, un attentato alle ragioni del ceto creditorio, invece, evidentemente realizzatosi in concreto quattro anni dopo per il coacervo di circostanze sopravvenute come la modifica dei criteri valutativi, le gestioni succedute, la realizzazione della crisi nella sua interezza e delle quali gli imputati, epurati dallo scenario, non possono essere chiamati a rispondere". Anche Bianconi investì in Bdm, tramite la moglie, acquistando azioni: "Investimenti che non avrebbe fatto se ne avesse solo paventata la perdita". Un altro imputato, Massimo Battistelli (area crediti Bdm) "investì l'intero Tfr in azioni e obbligazioni". Quanto a Medioleasing, non sarebbe dovuta nemmeno entrare nel giudizio perché nel processo "solo Bdm è stata dichiarata in stato di insolvenza - prosegue la Corte - dal tribunale con sentenza del 10 marzo del 2016 e non la sua partecipata". La consumazione del reato di bancarotta coincide, ritengono i giudici, con l'emissione della sentenza dichiarativa del fallimento quale condizione obiettiva di punibilità o elemento di reato. "L'assenza della dichiarazione di Medioleasing Spa milita per l'insussistenza di ipotesi di bancarotta". (ANSA).