SVIZZERA
Strage di Crans-Montana, niente arresti domiciliari per Jessica Moretti. L'Italia si costituirà parte civile
Jessica Moretti, proprietaria con il marito Jaques del "Costellation", teatro della tragedia di Capodanno a Crans-Montana, non andrà ai domiciliari. Per lei il tribunale di garanzia di Sion ha disposto l’obbligo di firma, il divieto di lasciare la Svizzera con il ritiro del passaporto e il versamento di una cauzione ancora da definire. E mentre il processo muove i primi passi il governo italiano ha formalizzato l'intenzione di costituirsi parte civile, come confermato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che, nella sua informativa alle Camere, ha definito questa scelta «giusta» per tutelare la memoria delle vittime italiane e garantire che lo Stato sia presente in ogni fase del procedimento penale svizzero.
La tragedia di Crans-Montana è una tragedia dell’Italia intera e per questo il governo continuerà a battersi affinché sia fatta chiarezza e per esigere che ogni responsabilità sia accertata, ha sottolineato Tajani, delineando le linee guida che l'esecutivo seguirà per «non far spegnere i riflettori» sulla morte di sei ragazzini e il ferimento di altri 14. Parole arrivate subito dopo il minuto di silenzio dell’Aula per le giovani vittime.
A dargli forza è la risoluzione firmata da tutti i capigruppo del Senato che impegna l’Esecutivo «ad assicurare piena e continua assistenza giudiziaria ai familiari delle vittime decedute e alle persone ferite nell’incendio». Ma soprattutto lo vincola «a valutare la possibilità di prendere parte ai giudizi eventualmente instaurati sia in sede penale che in sede civile».
L’Italia quindi è intenzionata ad essere parte civile nel processo svizzero perché, aggiunge Tajani, «questa è una ferita che è stata inferta a tutto il Paese».
Davanti alle Camere il ministro non nasconde «l'angoscia profonda» provata entrando dentro il locale della tragedia, Le Constellation. Parla delle «centinaia di scarpe» a terra, dei «giacconi». La sua voce si spezza, commosso. Poche volte, dice, «ho percepito e condiviso un dolore così straziante». Ma, ricorda, in quel «confessionale del dolore» che era diventato il centro congressi della cittadina, tra il personale italiano «nessuno si è risparmiato», perché era come dire ai parenti dei ragazzi dispersi «il dolore vostro è di tutta l’Italia».
Il governo ha già mossi i suoi passi. L’Avvocatura Generale dello Stato, già in contatto con le famiglie, lavora sia con la Procuratrice generale elvetica sia con quella di Roma.
I genitori e i familiari dei ragazzi che hanno perso la vita nel rogo saranno ricevuti da papa Leone nei prossimi giorni e venerdì, secondo quanto si apprende, sono attesi a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Intanto le condizioni dei sette ricoverati in terapia intensiva al Niguarda di Milano sono «ancora estremamente critiche», dice l’assessore lombardo al Welfare, Guido Bertolaso. Due in particolare sono «molto gravi»: le prossime 48 ore saranno decisive. Ai feriti, assicura Tajani, saranno garantite tutte le cure possibili.
Emergono poi nuovi dettagli della tragedia. Per l’ex gestore del locale teatro della strage, prima del 2015 Le Constellation era solo una sala giochi. Sarebbe stato Jacques Moretti a trasformare il seminterrato con rilevanti interventi edilizi avviati senza presentare una domanda di concessione edilizia ma solo inviando al Comune una comunicazione. Inoltre, un’immagine delle telecamere di sicurezza del locale, mostrata dal Tg3, sembra confermare che l’uscita di sicurezza era bloccata da un mobiletto, forse un tavolino. Una via di fuga che, forse, avrebbe potuto risparmiare tante giovani vite.