ROMA

Leal, 'un grave presagio per il futuro il lupo ucciso dai bracconieri nel Pavese'

Associazione, no al declassamento

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - È stato rinvenuto nei pressi di Sommo, in provincia di Pavia, un lupo gravemente ferito e in fin di vita. In un primo momento si era ipotizzato un investimento stradale, ma gli esami radiografici hanno rivelato una realtà ben più drammatica: l'animale era stato colpito da un'arma da fuoco. Nonostante la segnalazione immediata della Polizia Provinciale e il tempestivo intervento del Cras, il lupo è spirato poche ore dopo, aggiungendosi alla lunga lista di vittime del bracconaggio che ogni anno colpisce la fauna selvatica italiana. Leal, Lega Antivivisezionista - si legge in una nota - ha sporto denuncia e, attraverso il responsabile fauna selvatica Cristiano Fant esprime profonda preoccupazione per il significato di questo ennesimo episodio: "Alla luce dell'ennesimo caso di bracconaggio, si conferma la pericolosità degli uomini nei confronti della biodiversità. Ogni lupo ucciso è un grave danno per l'ambiente ed è il risultato di una cultura atavica e limitata, oltre che di evidenti mancanze in tema di prevenzione. L'Italia è la fotografia di un mondo che non sa convivere con sé stesso: una specie che si autodefinisce 'la più evoluta' ma che continua a essere la più violenta e dannosa del pianeta, incapace persino di porre rimedio ai propri errori. Se il Senato voterà sì al declassamento, prepariamoci a una strage che moltiplicherà i circa 300 lupi uccisi ogni anno". La decisione italiana di aderire al declassamento dello stato di protezione del lupo - approvata dalla Camera lo scorso dicembre - è fortemente contestata da LEAL, che da anni si batte per una gestione fondata su dati scientifici e non su pressioni politiche o interessi di categoria. L'associazione ha già presentato un ricorso contro il provvedimento e annuncia nuove iniziative legali e istituzionali. "Siamo pronti a intervenire in tutte le sedi contro il declassamento in Italia", si legge in una nota dell'organizzazione. Fant aggiunge: "Grave sarebbe il pregiudizio che ne deriverebbe, poiché non esistono basi scientifiche valide a sostegno di una decisione tanto pesante, che rischierebbe di compromettere in modo irreversibile l'equilibrio ambientale". (ANSA).