LAMEZIA TERME

Con riforma 'pm avvocato dell'accusa', 'no sono pari davanti al giudice'

Confronto a Lamezia tra Marco Bisogni (Csm) e Antonio Di Pietro

(ANSA) - LAMEZIA TERME, 20 FEB - "Temo che la separazione delle carriere realizzerà un Pubblico ministero sempre più vicino all'avvocato dell'accusa e, quindi, sempre più intento a ricercare un risultato sempre e comunque". La separazione "è la naturale conseguenza di un processo di tipo accusatorio dove le parti, accusa e difesa, sono alla pari davanti a un giudice terzo". Sono le tesi contrapposte illustrate, la prima, da Marco Bisogni, componente del Csm, e, la seconda, dall'ex pm di Milano Antonio Di Pietro, nel corso di un confronto, a Lamezia Terme, al quale hanno partecipato anche Giuseppe Murone, vice presidente del Comitato giovani avvocati per il Sì, e Giovanni Strangis, presidente della sezione distrettuale di Catanzaro dell'Anm. "A me - ha detto Bisogni - piace il pm di adesso che ha tra gli obiettivi principali la ricerca della verità ed è una tutela principale per i cittadini, ma soprattutto per i più deboli, quelli che non possono permettersi una difesa qualificata o un avvocato costoso. Come magistrato la riforma preoccupa poco perché il mio lavoro continuerà a esserci prima e dopo. Sono un po' più preoccupato come cittadino perché credo che questa riforma cambi l'assetto e l'equilibrio fra politica e magistratura così come è stato voluto dai costituenti, a favore di un sistema in cui la politica è più influente sulle carriere e sul disciplinare dei magistrati". "Spero - ha aggiunto - che in questi mesi le polemiche sulle decisioni giudiziarie strumentali, le riflessioni sulle dichiarazioni di uno o dell'altro possano lasciare il campo ad una riflessione seria su cosa vuol dire votare sì o votare no". Per Di Pietro, del Comitato Sì Separa - Fondazione Einaudi, "attualmente il giudice terzo fa parte della stessa famiglia, il fratello di sangue, di una delle due parti, cioè il pm perché ha la stessa carriera, ha lo stesso Consiglio superiore". "Se si vota sì - ha aggiunto - si avrà una maggiore indipendenza, non solo rispetto alla politica ma anche al proprio interno perché, finalmente, quando si entrerà in aula si saprà che chi giudica non deve stare attento a quel che dice il Pm e avallarlo perché, poi, un domani dovrà essere lui giudicato a sua volta nel Csm, nei consigli giudiziari. Separare le carriere vuol dire attuare un progetto costituzionale e completare una riforma che ha voluto un partigiano e una medaglia d'argento alla resistenza, il ministro Vassalli, e tagliare definitivamente da quel che era il codice fascista. Con questa riforma, a prescindere dalle intenzioni recondite che qualcuno può avere, dai gesti di terrorismo mediatico che si stanno lanciando, si completa un percorso di terzietà del giudice. Oggi, ieri e domani rimane intatta l'autonomia della magistratura". (ANSA).