visioni d'artista
Simone Ponzi: alchemici paesaggi universali
L'artista fidentino allievo di Bottarelli sulla scia dei naturalisti di Arcangeli
Potrebbe essere scoglio, brughiera, deserto, altopiano. Roccia, sabbia, erba, acqua sono gli elementi che si combinano nel ciclo «Terre sospese», opere frutto di una sperimentazione caparbia fondata sulla ricerca di novità espressiva e insieme sulla volontà di restare ancorato alla tradizione. Le geografie immaginarie di Simone Ponzi si generano grazie a fusioni miracolose tra sostanze lasciate andare e poi domate - se così si può dire - dal senso estetico dell'artista.
Il paesaggio è il protagonista e il filo conduttore da sempre. Un paesaggio universale, sia ben inteso. Un luogo dove tutto e il contrario di tutto può essere e succedere. Un soggetto, quello della natura, antico e frequentato da molti che per Ponzi suona come una questione di cuore dominata dal destino, proprio come il suo lavoro: «Frequentavo fin da piccolo lo studio di mio nonno Ettore Ponzi, legato alla scuola di Emanuelli e Gatti - spiega - poi mi sono iscritto, su suggerimento di Roberto Tassi, amico di mio padre, all'Accademia di Belle arti di Bologna dove la “lezione” di Arcangeli è rimasta sempre viva». Al filo si aggiunge un altro nodo: Ponzi diventa allievo di Maurizio Bottarelli, uno dei più significativi artisti emiliani del secondo Novecento, definito da Arcangeli stesso «l’ultimo dei Naturalisti». Come discostarsi da un tema praticato fin dall'infanzia?
Simone Ponzi ha la dote di raccontare con chiarezza e semplicità il suo lavoro e i grandi temi della storia dell'arte (materia che insegna anche agli studenti del liceo Ulivi). Un divulgatore che sa conquistare il pubblico grazie a una sincera competenza. E' capitato che il Comune di Fidenza, dove è nato e vive, gli commissionasse in passato cicli di «lezioni» aperte. «Li ho intitolati “Dialoghi d'arte”. Oltre ai miei interventi esplicativi corredati da immagini, ho sempre voluto inserire l'incontro con chi l'arte la pratica». Ascoltare dal vero i testimoni di un lavoro avvolto nel mistero colpisce sempre nel segno. Gli appuntamenti fanno il tutto esaurito.
Amico di Alberto Reggianini, Giovanni Frangi, Giacomo Cossio, Ponzi si inserisce perfettamente nella rosa ristretta di artisti che pur vivendo in provincia travalicano i confini locali affermando la propria visione dell'arte. In un mix di voluto e casuale le sue opere raggiungono il cuore dello spettatore con la carica emotiva di certi brani musicali, miracoli che si propagano nell'aria, e toccano le corde interiori senza una spiegazione razionale. Una potenza espressiva che coniuga l'effetto informale a forme immaginifiche, rigorosamente su carta, nate da un procedimento ai limiti dell'alchemico. «Preparo le carte con acqua, polveri, pigmenti, colori, carboncini e poi le sovrappongo ad altre carte, quindi lascio che la magia avvenga da sola finché non riscontro la forma che mi convince. Il mio lavoro si fonda su un processo di germinazione dell'immagine. Sì, mi piace questa espressione». E' cosi che i vuoti, i silenzi, i colori delle «Terre sospese» si riempiono di significati e non possono lasciare indifferenti.