Lettera al Direttore

Il tempo pieno e le attività scolastiche

Salvatore Pizzo

Gentile direttore,
dopo aver letto della legittima richiesta avanzata da varie famiglie che risiedono nel Comune di Tizzano Val Parma le quali rivendicano maggiori servizi per l’infanzia, finalizzati all’intrattenimento dei bambini nelle ore in cui i piccoli non frequentano le lezioni della Scuola primaria statale, pur non entrando nel merito del dibattito che riguarda i cittadini interessati e l’ente locale deputato a questa tipologia di interventi sociali, estranei all’orario di lezione della Scuola statale, vorremmo cogliere l’occasione per precisare che quando si parla di «tempo pieno» significa che il ministero dell’Istruzione autorizza e fornisce l’organico necessario a svolgere 40 ore di lezione a tutti gli effetti di legge (compreso il tempo della refezione). La richiesta, non sempre accolta dal ministero il quale agisce sulla base del numero massimo di docenti che esso stesso stabilisce per ogni provincia, viene solitamente formulata da parte delle famiglie all’atto dell’iscrizione solitamente già in prima, in congruenza al Piano triennale dell’offerta formativa della singola istituzione scolastica che nel caso di specie è l’Istituto comprensivo di Corniglio. La materia viene trattata anche dal Consiglio d’istituto, organo elettivo in cui i genitori eleggono i loro rappresentanti e uno di loro ne diviene anche presidente.

Altra cosa è il tempo («pieno») che i bambini trascorrono negli edifici scolastici dopo le lezioni partecipando ad attività extracurriculari che vengono organizzate, solitamente dai Comuni (ma possono farlo anche altri soggetti volendo), per far fronte alle necessità dei genitori che lavorano, impiegando baby sitter, educatori, animatori ecc. Tali attività di intrattenimento solitamente avvengono negli stessi edifici scolastici che ospitano le Scuole statali per mera praticità: il proprietario degli immobili quasi sempre è lo stesso Comune che facilmente si accorda con l'amministrazione scolastica locataria per una proficua organizzazione, non si aggiunge il costo e lo stress dovuto al trasporto dei piccoli in altre strutture che andrebbero comunque attrezzate.
Ciò per significare che una cosa è il «tempo pieno» scolastico, un'altra il tempo trascorso dentro l’edificio scolastico ma in attività che non riguardano la scuola statale.

Salvatore Pizzo
coordinatore Gilda degli insegnanti Parma e Piacenza

Parma, 19 agosto