Quando Gramignazzo era capitale della morra e dell'Ardesci - Foto-amarcord
di CRISTIAN CALESTANI
Tre aziende in cui trovavano occupazione decine di persone. Una squadra di calcio, l’Ardisci, pronta a vendere cara la pelle sul terreno ricavato nella golena del Taro e poi le gite con la parrocchia, le giornate in fiume a pescare e appuntamenti tipici come il campionato nazionale di morra, dove far roteare le mani senza esclusione di colpi.
È stata questa per tanti anni, e in parte è ancora, Gramignazzo, frazione di Sissa Trecasali con un marcato senso identitario. Le foto di Arnaldo Foglia – un archivio sterminato con tante istantanee, molte delle quali furono scattate dallo storico fotografo di Sissa Erios Grassi – mostrano tanti momenti di incontro, di lavoro e di divertimento quando a Gramignazzo, piccolo centro sulle rive del Taro, «c’era tutto».
Tanti i momenti di svago, spesso legati alle iniziative della parrocchia. Accadeva in occasione delle gite, soprattutto ai santuari, organizzate da don Giuseppe Pasini, nel primo Dopoguerra addirittura salendo su un camion residuato bellico «trasformato» in pullman, e poi al vicino santuario della Madonna delle Spine di Borgonovo per una festa a base di torta fritta e salumi.
Sorprendente la vivacità imprenditoriale di quegli anni. «C’erano tre importanti attività in paese – ricorda Foglia -: la fornace Pizzi, che realizzò i mattoni per ricostruire il campanile di Venezia a inizio ‘900; la Spilca compensati e la Omag tubi. Tanta gente del paese aveva trovato occupazione in quelle tre realtà».
Per diversi anni fu organizzato anche il Maggio musicale, ma ciò che rese celebre Gramignazzo per decenni fu il campionato nazionale di morra, organizzato sempre dall’Ardisci, con giocatori in arrivo da tutt’Italia e, in particolare, dalla Lombardia dove tra Brescia e Bergamo sono tuttora attivi gli assi della disciplina.