Jeep Wrangler, le emozioni del fuoristrada duro e puro
Guidare Wrangler ti fa assaporare sensazioni antiche, emozioni che risalgono ad’un epoca che i Suv ancora non aveva conosciuto, e nella quale il fuoristrada era materia per intenditori veri. L’ultima edizione della «Jeep» per eccellenza si conforma ai tempi e imborghesisce il proprio look, ma resta fedele ad un’impostazione senza compromessi: se il campo di battaglia è un campo di patate e non l’asfalto, non c’è sport utility «2.0» che le stia in scia.
Inconfondibile
Riconosce Wrangler persino un neonato: le proporzioni sono quelle del modello originale (1987), a sua volta di derivazione militare (1944: Jeep CJ), quindi ultra-squadrate su ogni lato, sbilanciate verso il maxi-cofano motore e l’immarcescibile calandra a sette feritoie. Pareti ortogonali (e linea di cintura un po’ più in basso che non Wrangler precedente), uguale buona percezione degli spazi sia su strada, sia in manovra.
Che sorpresa dentro
E che sorpresa, l’equipaggiamento interno: display touch da 8,4”, sensori, videocamera, doppia presa Usb, clima bizona, e per un tocco «glam», cruscotto in tinta con gli esterni. Buono lo spazio per due, non di più: in seconda fila, solo due strapunti di emergenza. Conviene abbatterli, ed espandere così il volume bagagliaio, altrimenti quasi inesistente (142 litri).
Esperienza capovolta
Una tre giorni a spasso con un esemplare «Rubicon» motorizzato dal 2 litri turbo benzina da 272 Cv, e spostarsi per città e campagna è un’esperienza capovolta. Il 4 cilindri spinge forte, ma fa chiasso. Il raggio di sterzo è minimo, ma ad ogni curva, che rollio. Senza contare che in uscita dalle svolte lente, il volante torna in posizione solo se lo si accompagna. In compenso, buche e dossi si bypassano come se niente fosse, e con pneumatici all terrain da 17” così «spallati», vorrei ben vedere.
Senza compromessi
Il cambio automatico a 8 rapporti solleva il driver dal pensiero di scalare marcia: riduttore di coppia, trazione integrale inseribile (standard sull’asse posteriore), triplice bloccaggio del differenziale e disconnessione barra antirollio - mettici anche la «corazza» che protegge il sottoscocca - fanno infine di Wrangler un arrampicatore senza punti deboli. Un baluardo dell’offroad vecchia maniera, un «duro» che di fronte a pietre, sabbie mobili o torrenti in piena, avanza senza indugio.
Il conto da pagare per portarsi a casa un pezzo di leggenda è caro sia alla cassa (56.000 euro il Rubicon), sia alla pompa di rifornimento, visto che il 2.0 sovralimentato prosciuga il serbatoio alla velocità della luce (13-14 l/100 km). Passano i decenni e Wrangler non ha perso un chicco del suo fascino. Sono i Suv a prenderlo ad esempio, e non viceversa.
SECONDO NOI
CI PIACE
Design Moderno ma fedele al proprio heritage: il «nuovo vecchio Wrangler»
Tecnologia Navigatore, connettività, sensori di parcheggio… Come un Suv
Meccanica Qualità in offroad a prova di raid nella giungla vietnamita
NON CI PIACE
Consumi Il 2 litri turbo «beve» da mattina a sera: i 10 l/100 km dichiarati sono un miraggio
Autostrada Motore rumoroso, turbolenze aerodinamiche invadenti, cambi di corsia «dondolanti»