Mazda MX-5: non si guida, si pilota
C’è un istante che accomuna ogni esperienza MX-5: quello in cui bisogna scendere. Sia perché la «manovra» richiede un pizzico di agilità in più rispetto a quando apri la portiera del tuo Suv, tanto è bassa e coricata la seduta, sia perché «incastrati» in abitacolo si sperimentano emozioni andate perse dalla maggior parte degli utenti della strada. E a pochi metri di distanza, senti già la nostalgia.
Se è la spider più venduta al mondo, un motivo ci sarà. E per condividerlo, è sufficiente guidare Mazda MX-5 per un breve tratto di montagna. L’edizione 2019 acquista un tocco di eleganza (che effetto, il suo musetto accigliato), un briciolo (ma proprio un briciolo) di comodità di bordo (volante regolabile ora anche in profondità, meccanismo di inclinazione schienale leggermente più efficace), soprattutto un grado di sicurezza al passo coi tempi, e che nel pacchetto i-Activsense include ausilio alla frenata di emergenza, riconoscimento segnali stradali e telecamera di parcheggio (provvidenziale, data la scarsa visuale posteriore).
SOTTO IL COFANO Infine, il motore: il 2 litri benzina guadagna potenza (184 Cv al notevole regime di rotazione di 7.000 giri) e al tempo stesso l’omologazione Euro 6d-temp senza il ricorso al filtro antiparticolato. Se non gli si tira il collo, anche grazie all’assenza del turbocompressore il 4 cilindri Mazda brucia appena 8 l/100 km, e non è un dettaglio. Volendo, MX-5 è anche 1.5 (132 Cv), è hard-top (RF) anziché con tetto in stoffa (ST), inoltre - sul 2.0 - è pure automatica a 6 marce. Unico comun denominatore, la trazione posteriore. Proprio uno dei fattori in seguito ai quali Miss «Miata» (così si chiama in Usa) manifesta al meglio le sue proprietà di divertentissima mini-sportiva in formato 2.0L Soft Top con cambio manuale (da 31.500 euro).
COME VA Calati all’interno del cockpit e rinunciato a svuotarsi le tasche (niente vano nel cruscotto, niente fessure nei pannelli porta), si preme Start e il «sound» di benvenuto libera la prima tranche di adrenalina. Man mano che si abbandona la città e il panorama si fa più «selvaggio», e lo spiderino «jap» è libero di inerpicarsi sui tornanti, zigzagare tra le curve in successione, su esplicita richiesta anche a «scodare» (attenzione alle rotatorie con asfalto viscido!), non è inusuale assumere un ghigno dispettoso e un po’ arrapato. 0-100 in 6”5: troppo preciso lo sterzo, troppo tonico il retrotreno Multilink, per non cadere nella tentazione di «giocare» a fare il driver. Almeno qualche secondo, almeno se il traffico lo consente.
SCOPERTA La capote? Rigorosamente manuale, si afferra un gancio e si accompagna il tetto nel suo vano, assaporando senza filtri il borbottio virile che producono i due scarichi. Sulle lunghe percorrenze - come è ovvio che sia - il gusto della guida sportiva lascia il posto al disagio di rumore, vibrazioni e scarsa libertà di movimento. Per non parlare della capacità di carico: 127 litri sono il minimo sindacale. Ma giudicare MX-5 per il comfort, è come valutare un pesce per come si arrampica sugli alberi. E nella sua disciplina (quella delle due posti secchi a costi sostenibili) resta un mito anche a 30 anni dal debutto (1989). MX-5 non si guida. Si pilota.
SECONDO NOI
PREGI
Design Il muso è aggressivo e ultramoderno, tuttavia lo stile complessivo è sempre fedele alle sue gloriose origini
Dinamica Leggera (1.015 kg), reattiva, potente quanto basta. MX-5 come essenza della guida sportiva “low cost”
Consumi Un 2 litri benzina che non sfonda il muro degli 8 l/100 km non può che essere un gioiello di tecnologia
DIFETTI
Comfort Rigida, stretta, rumorosa. Non è l’auto da viaggi vacanze, né per chi soffre il mal di schiena.
Visuale La seduta è molto vicina a terra e sdraiata, gli ostacoli circostanti rischiano di sfuggire ai radar