Contromano

La commedia dell'assurdo tra governo e Stellantis

Aldo Tagliaferro

Nella commedia dell'assurdo che va in scena da mesi in Italia sul futuro dell'automotive continuano a muoversi personaggi degni di Ionesco. Da un lato abbiamo il presunto player nazionale - Stellantis - che più che altro ingloba i resti dell'Italia motoristica che fu ma a tutti gli effetti è un gruppo a trazione francese con un unico brand di punta globale a stelle e strisce (Jeep). Dall'altro abbiamo l'autarchico ministro «del Made in Italy» (sic) Adolfo Urso che, un giorno sì e uno anche, minaccia di aprire le porte ai produttori cinesi sperando di spingere in tal modo Stellantis ad aumentare l'italica produzione.


Ora, che un ministro del M-a-d-e-i-n-I-t-a-l-y spalanchi i confini ai cinesi che cercano solo di aggirare i possibili, probabili, diciamo pure auspicabili dazi che Bruxelles dovrebbe mettere alle quattro ruote cinesi prodotte sotto costo, sembra veramente un brutto film. Ma se dall'altra parte la risposta di Stellantis è un nuovo modello Alfa Romeo nostalgicamente battezzato «Milano» ma che verrà prosaicamente fabbricato in Polonia (sì, in Polonia) capite bene che assistiamo a un dialogo tra sordi.

Stellantis in Italia continua ad accumulare ore di cassa integrazione, a Mirafiori aumenta la produzione ma solo di trasmissioni elettrificate a doppia frizione (di fatto relegando lo stabilimento al ruolo di fornitore). Sulla produzione l'Ad Tavares non va oltre frasi generiche sull'importanza strategica del Belpaese, con la storia ripetuta da anni dei 5 miliardi di investimenti, blandendo un giorno il vicepremier Antonio Tajani («Stellantis mi ha assicurato che vuole rimanere a produrre in Italia») e un giorno il presidente dell'Abruzzo Marco Marsilio («Da parte di Stellantis sono state fornite rassicurazioni sulla capacità e flessibilità dell’azienda di rispondere al mercato»). Ma i numeri e i progetti? Intanto l'automotive italiano arranca. Potrebbe essere altrimenti?