contromano

La Cina e la polvere sotto il tappeto (dell'auto)

Aldo Tagliaferro

«Driiin!» Anzi, «dliiin!» perché l'allarme suona in Cina. Wei Jianjun, presidente di Great Wall Motor - un brand cinese dell'automotive presente anche in Italia con alterne fortune fin da tempi non sospetti - ha accusato diverse Case di praticare sconti eccessivi che celerebbero un contesto difficile a dispetto dei conti brillanti. Nessun nome, ma tutti hanno pensato subito al numero uno dell'elettrico, BYD.

E infatti Bloomberg rivela che proprio BYD, Geely e Xiaomi sarebbero state convocate a Pechino, perché il governo è preoccupato dalla pratica dei prezzi eccessivamente bassi, addirittura con listini in perdita, e da un vizio che credevamo solo italiano e invece spopola pure in Cina, ovvero il fenomeno delle «chilometri zero», auto che figurano vendute per gonfiare i conti e magari mascherare problemi di liquidità. Wei ipotizza addirittura una «Evergrande dell'industria dell'auto», facendo riferimento al gruppo immobiliare cinese in difficoltà con oltre 300 miliardi di dollari di debiti messo in ginocchio dallo scoppio di una bolla speculativa.

Ecco, Pechino teme che si nasconda parecchia polvere sotto il tappeto della straordinaria corsa delle auto con gli occhi a mandorla (soprattutto elettriche). Sopra al tappeto invece la pulizia pare scintillante: tanto per restare a BYD (Build Your Dream, un nome un programma) nei primi 5 mesi dell'anno ha venduto oltre 1,735 milioni di auto, in crescita del 37%. In Italia è all'1,4% di quota, avendo sopravanzato in pochi mesi marchi ben più consolidati.

Nel Regno Unito la crescita segna un fantasmagorico +408% (su numeri piccoli, d'accordo) con una market share che supera il 2%. In Brasile, per andare in un altro continente, è il quarto brand, ormai vicinissimo a Jeep, avendo raddoppiato le vendite a maggio. Dunque: volano gli stracci tra i costruttori cinesi destinati fatalmente a ridursi oppure c'è davvero una bolla all'orizzonte? Chi vivrà vedrà. Senza contare l'incognita dazi...