Trentacinque anni fa la morte di John Lennon
L’8 dicembre è il 35° anniversario della morte di John Lennon che fu ucciso da Mark David Chapman, a New York, di fronte al Dakota Building, due mesi dopo il suo quarantesimo compleanno e poche settimane dopo l’uscita di "Double Fantasy", l’album del suo ritorno al lavoro, dopo il periodo dedicato a fare il papà per il suo secondo figlio Sean.
Non c'è dubbio che quanto accaduto il 13 novembre a Parigi finisca per dare a questo anniversario un significato particolare. E’ chiaro che dal punto di vista dei fatti gli eventi abbiano poco in comune: Lennon stato ucciso da uno squilibrato (al quale aveva autografato l’album poche ore prima che lo uccidesse), le vittime del Bataclan dal terrorismo religioso che ha individuato nel rock, come nel calcio e nella socializzazione di un bistrot, i simboli da abbattere dell’Occidente corrotto. E’ dunque sul piano simbolico che vanno ricercati i legami: in fondo, l’incubo che si materializzato nella società del XXI secolo parte di quel mondo contro il quale l’autore di «Imagine» ha lottato per una vita.
Dopo che un concerto rock stato trasformato in una strage, ci sarebbe bisogno di una figura come John Lennon, un uomo capace di parlare al mondo, di usare un linguaggio universale, di fare della musica un formidabile strumento di pace. Nel mondo, compreso all’Avana, esistono statue e giardini dedicati a John Lennon: sarà difficile, per chi si radunerà in questi posti il prossimo 8 dicembre, non pensare al Bataclan. E ancora più difficile sarà non pregare per un mondo che somigli a quello cantato da «Imagine».