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Anche Sting vende il suo catalogo musicale ad una major
Dopo Bob Dylan, Paul Simon, Bruce Springsteen e tanti altri, anche Sting ha venduto il suo catalogo musicale. Il 70enne ex frontman dei Police ha ceduto i diritti di brani iconici come «Roxanne», «Every Breath You Take" e «Englishman in New York» a Universal Music per una cifra stimata in 300 milioni di dollari.
I particolari finanziari dell’accordo non sono ancora noti, ma la popolarità del musicista di Newcastle upon Tyne - vero nome Gordon Sumner - è tale da rendere il suo uno dei top nella ormai lunga serie di cataloghi passati di mano nell’ultimo anno. «Mi è sembrato naturale unire tutto in una stessa casa dove l'opera della mia carriera sarà valutata e rispettata - ha detto Sting - non solo per connettermi con i miei vecchi fan, ma per far conoscere le mie canzoni a un nuovo pubblico, nuovi musicisti e nuove generazioni».
Fino a pochi anni fa era rarissimo - quasi una vergogna - che musicisti vendessero i propri cataloghi. Il trend è diventato sempre più frequente durante la pandemia che ha bloccato concerti e tournee, ma anche per via del fatto che i grandi del rock invecchiano e cominciano a semplificare la successione monetizzando per conto degli eredi la loro produzione artistica.
L’ormai ottantenne Dylan era stato il primo a dare il «la" alla fine del 2020 cedendo alla Universal il suo catalogo editoriale e successivamente alla rivale Sony le registrazioni. Ne aveva seguito l’esempio Paul Simon lo scorso maggio cedendo i diritti su 60 anni di canzoni alla Sony in cambio di 250 milioni. Sempre la Sony l’anno scorso si era accaparrata la musica di Springsteen per mezzo miliardo di dollari. «Il tempo passa. Devo pensare ai miei figli», aveva detto Neil Young quando era trapelata la notizia che anche lui aveva battuto cassa vendendo il 50% del suo catalogo per 150 milioni al gruppo britannico Hipgnosis con una condizione: nulla dovrà mai essere usato in pubblicità. La lista a quel punto era diventata chilometrica. Tina Turner e Mick Fleetwood dei Fleetwood Mac si erano rivolti a Bmg, mentre all’inizio di gennaio Warner Music ha chiuso con gli eredi di David Bowie la seconda tranche di un accordo che riguarda catalogo editoriale e musica.