×
×
☰ MENU

Martina: «Cibus strategico per crescere»

Martina:  «Cibus  strategico per crescere»

06 Maggio 2016, 07:21

Non è il primo Cibus che vive da ministro, ma quest'anno Maurizio Martina avrà anche l'onore - oggi - del taglio del nastro. Due anni fa proprio dalle Fiere di Parma Martina aveva chiarito che intorno al food si costruisce l'identità del nostro paese, nei mesi scorsi ha poi seguito da vicino l'iter che ha portato la nostra città a essere riconosciuta dall'Unesco «città creativa della gastronomia». Il suo arrivo a Parma è l'occasione per tastare il polso all'agroalimentare italiano.

Ministro, l'obiettivo di aumentare l'export dell'agroalimentare a 50 miliardi di euro nel 2020 passa anche attraverso la promozione del sistema Italia. In questo contesto come si colloca Cibus?
Abbiamo un grande lavoro da fare e Cibus fa parte della nostra strategia per far crescere l’agroalimentare italiano. Il 2015 si è chiuso con il record di 36,8 miliardi di euro delle esportazioni con una crescita del 7,5% contro il 3,4% dell’aumento di export totale nazionale. Da Parma vogliamo rilanciare ancora questo lavoro.
Cosa ci ha insegnato l'esperienza dell'Expo?
Abbiamo imparato a fare meglio squadra. Abbiamo grandissime individualità, produttori di grande valore, ma possiamo ancora crescere proponendoci in maniera unitaria. La forza di Expo è stata anche questa: vedere mondo agricolo e trasformazione promuovere insieme i punti di eccellenza del Made in Italy. Partiamo da qui.
Il Ministero dell’Agroalimentare risponde a questa logica?
Si e sarà una diretta eredità di Expo. Anche a livello istituzionale serve accorciare la catena di lavoro per proporsi sempre più in termini unitari e far funzionare meglio i rapporti di filiera.
Quando si parla di promozione un altro dei problemi italiani è sempre stato quello di disperdere le risorse. E' ancora così?
È uno dei nodi che abbiamo voluto affrontare con il piano Made in Italy che stiamo portando avanti con il Ministero dello Sviluppo economico e con Ice. Risorse importanti, 260 milioni in totale, e soprattutto un chiaro progetto operativo che stia vicino alle esigenze delle imprese.
Ci fa qualche esempio per l’agroalimentare?
Penso alle operazioni che stiamo facendo negli Stati Uniti sulle catene della grande distribuzione per favorire l’aumento del mercato dei nostri prodotti. Penso al fatto che abbiamo concentrato le spese per le fiere ai grandi appuntamenti di valore. Penso al programma di incoming dei buyer stranieri che abbiamo attuato anche per il Cibus di Parma.
Parliamo di agricoltura. Il Governo ha fatto molto: è stata approvata la moratoria sui debiti bancari degli allevatori, la Legge di Stabilità ha cancellato Imu e Irap sui terreni agricoli, è stata aumentata la compensazione Iva sul latte. Cosa serve ancora?
Continuare a lavorare per la tutela del reddito dei nostri agricoltori e organizzarci meglio. Con la Legge di stabilità abbiamo investito 800 milioni di euro a dimostrazione che il settore è centrale nelle scelte economiche del Paese. Ora dobbiamo spingere su organizzazione, filiere e strumenti concreti di gestione delle crisi dei mercati.
Abbiamo aziende agricole piccole e spesso non aggregate. Su cosa si può lavorare?
Il tessuto di piccole e medie imprese deve essere la nostra forza. Ora troppo spesso è un limite. Vogliamo lavorare per aggregare meglio l’offerta, lo strumento delle Organizzazioni di produttori non è stato sfruttato al meglio in alcuni territori. Siamo al lavoro per correggere il tiro.
E per le filiere?
Con il Cipe del 1 maggio abbiamo stanziato 200 milioni di euro per finanziamenti agevolati ai contratti di filiera. Ora vogliamo lavorare su cinque aree prioritarie per filiere 100% italiane, che consentano ai nostri trasformatori di approvvigionarsi sempre di più di materie prime nazionali di qualità.


Quali sono le principali?
Grano-pasta, olio, latte, ortofrutta e un fronte sperimentale come quello luppolo-birra artigianale.
L'uscita dal regime delle quote latte non ha risolto i problemi degli allevatori. Anche perché continuiamo a importare latte dall'estero. A che punto siamo?
Siamo davanti a una crisi europea senza precedenti, che richiede misure di intervento straordinarie. Il Governo è impegnato ogni giorno per difendere le nostre stalle, e da Bruxelles ci aspettiamo un salto di qualità concreto.
Cosa in particolare?
Serve intervenire con più decisione e avere prospettive strategiche. Abbiamo proposto una Ocm Latte (organizzazione comune dei mercati agricoli, ndr) nella revisione della Pac. Nel vino ha funzionato e partivamo da un surplus produttivo e un settore frammentato. Inoltre vanno finanziate con risorse europee misure a sostegno degli allevatori organizzati per gestire meglio le produzioni. Infine, io penso che non sia più rinviabile la scelta per l'etichettatura dell'origine del latte.
Il prezzo riconosciuto agli allevatori resta basso, come si possono valorizzare i nostri prodotti a più alto valore aggiunto, come il Parmigiano Reggiano?
Serve una remunerazione equa. Il prezzo non lo fa un decreto o il Ministro, ma non si può continuare a pensare di vendere sotto i costi di produzione. In Italia abbiamo il pregio che il 50% va in Dop, a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano. Sono realtà fondamentali di questa economia che vogliamo non solo tutelare, ma promuovere.
Come?
Favorendo l’export. Nel piano di internazionalizzazione sono protagonisti assoluti. E poi difendendole dai falsi.
Ecco, come la mettiamo con la lotta alle contraffazioni dei nostri prodotti che continuano a essere imitati in ogni angolo del mondo?
Combattiamo. Tutti i giorni. Siamo l’unico ministero al mondo ad aver accordi con grandi piattaforme di e-commerce come eBay e Alibaba per bloccare i falsi cibi italiani.
Con quali risultati?
Su Alibaba in poco più di un mese abbiamo bloccato 136 mila tonnellate di potenziali vendite di parmesan. Il Parmigiano Reggiano autentico ne produce 110 mila in un anno. Sono queste le dimensioni del fenomeno.
A proposito di difficoltà all'estero, è arrivato un primo stop al famigerato "semaforo" nelle etichette dei prodotti venduti nel Regno Unito...
È una vittoria dell’Italia. Ci siamo opposti dal primo minuto a un sistema che non informa, anzi confonde il consumatore. È normale che una bibita gassata con dolcificante abbia il disco verde e il Prosciutto di Parma Dop sia marchiato col bollino rosso?
Un’assurdità, che ci ha penalizzato fin troppo.
Tante decisioni anche a livello agricolo e alimentare vengono demandate agli Stati. Quanto è lontana un'Europa davvero unita?
Siamo in una fase complessa, con troppe scelte non fatte a livello Ue. Rischiamo una rinazionalizzazione delle politiche agricole quando avremmo bisogno invece di un forte progetto agricolo europeo. È la via più difficile, ma in un contesto globale come quello che viviamo, noi abbiamo bisogno che l'orizzonte europeo torni a dare valore ad una parola innanzitutto: "Unione".

© Riproduzione riservata