Non è il primo Cibus che vive da ministro, ma quest'anno Maurizio Martina avrà anche l'onore - oggi - del taglio del nastro. Due anni fa proprio dalle Fiere di Parma Martina aveva chiarito che intorno al food si costruisce l'identità del nostro paese, nei mesi scorsi ha poi seguito da vicino l'iter che ha portato la nostra città a essere riconosciuta dall'Unesco «città creativa della gastronomia». Il suo arrivo a Parma è l'occasione per tastare il polso all'agroalimentare italiano.
Quali sono le principali?
Grano-pasta, olio, latte, ortofrutta e un fronte sperimentale come quello luppolo-birra artigianale.
L'uscita dal regime delle quote latte non ha risolto i problemi degli allevatori. Anche perché continuiamo a importare latte dall'estero. A che punto siamo?
Siamo davanti a una crisi europea senza precedenti, che richiede misure di intervento straordinarie. Il Governo è impegnato ogni giorno per difendere le nostre stalle, e da Bruxelles ci aspettiamo un salto di qualità concreto.
Cosa in particolare?
Serve intervenire con più decisione e avere prospettive strategiche. Abbiamo proposto una Ocm Latte (organizzazione comune dei mercati agricoli, ndr) nella revisione della Pac. Nel vino ha funzionato e partivamo da un surplus produttivo e un settore frammentato. Inoltre vanno finanziate con risorse europee misure a sostegno degli allevatori organizzati per gestire meglio le produzioni. Infine, io penso che non sia più rinviabile la scelta per l'etichettatura dell'origine del latte.
Il prezzo riconosciuto agli allevatori resta basso, come si possono valorizzare i nostri prodotti a più alto valore aggiunto, come il Parmigiano Reggiano?
Serve una remunerazione equa. Il prezzo non lo fa un decreto o il Ministro, ma non si può continuare a pensare di vendere sotto i costi di produzione. In Italia abbiamo il pregio che il 50% va in Dop, a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano. Sono realtà fondamentali di questa economia che vogliamo non solo tutelare, ma promuovere.
Come?
Favorendo l’export. Nel piano di internazionalizzazione sono protagonisti assoluti. E poi difendendole dai falsi.
Ecco, come la mettiamo con la lotta alle contraffazioni dei nostri prodotti che continuano a essere imitati in ogni angolo del mondo?
Combattiamo. Tutti i giorni. Siamo l’unico ministero al mondo ad aver accordi con grandi piattaforme di e-commerce come eBay e Alibaba per bloccare i falsi cibi italiani.
Con quali risultati?
Su Alibaba in poco più di un mese abbiamo bloccato 136 mila tonnellate di potenziali vendite di parmesan. Il Parmigiano Reggiano autentico ne produce 110 mila in un anno. Sono queste le dimensioni del fenomeno.
A proposito di difficoltà all'estero, è arrivato un primo stop al famigerato "semaforo" nelle etichette dei prodotti venduti nel Regno Unito...
È una vittoria dell’Italia. Ci siamo opposti dal primo minuto a un sistema che non informa, anzi confonde il consumatore. È normale che una bibita gassata con dolcificante abbia il disco verde e il Prosciutto di Parma Dop sia marchiato col bollino rosso?
Un’assurdità, che ci ha penalizzato fin troppo.
Tante decisioni anche a livello agricolo e alimentare vengono demandate agli Stati. Quanto è lontana un'Europa davvero unita?
Siamo in una fase complessa, con troppe scelte non fatte a livello Ue. Rischiamo una rinazionalizzazione delle politiche agricole quando avremmo bisogno invece di un forte progetto agricolo europeo. È la via più difficile, ma in un contesto globale come quello che viviamo, noi abbiamo bisogno che l'orizzonte europeo torni a dare valore ad una parola innanzitutto: "Unione".
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