Quattro province in terra padana si riflettono nel Lambrusco. Ognuna con un proprio carattere, con espressioni personali, ma legate l’una all’altra da questo vitigno che regala un vino dal piglio brioso e beverino che nel tempo è stato spesso
Ma hanno preso pure coscienza e consapevolezza i produttori di Lambrusco autenticamente artigiani. Quelli che ancora raccolgono a mano, quelli che tirano col loro mosto, e che poi magari i vini li vendono col fondo di fermentazione, velati. Dentro questa categoria, senza differenze di provincialismo, in ordine alla diffusione storica (certo a Modena più ampia), oggi si producono vini grandissimi, veri e propri Lambrusco d’autore, insospettabilmente complessi e fin longevi. Oggetto di attenzione crescente dai più avvertiti mercanti internazionali, già oggetto di culto per moltissimi appassionati senza pregiudizi». Non piace solo agli Emiliani, stando a quanto racconta Andrea Viani dell’omonima drogheria in via Turchi: «Il Lambrusco è richiesto anche dai “forestieri”, da chi viene da altre regioni e dagli stranieri che lo vedono come il vino che esprime il nostro territorio. Ormai in casa ne abbiamo una ventina di tipi diversi, presi da tutte e quattro le province. Piace a giovani e vecchi e in vero succede che in estate vadano per la maggiore le tipologie chiare, come il Sorbara, mentre in inverno spopolino gli scuri. A dir il vero in generale vanno di moda quelli rifermentati in bottiglia che ritornano al vecchio stile». Che il Lambrusco piaccia anche ai palati avvezzi a vini “importanti” e riscuota interesse anche in zone tradizionalmente più prestigiose in fatto di viticoltura è confermato da Guido Cerioni, patron dell’Hi-Fi News in borgo Onorato: «Francesi, Piemontesi, Toscani guardano al Lambrusco con simpatia. È un vino che è stato sempre considerato un po’ “esotico” e per questo ha suscitato interesse.
C’è fermento intorno al tema del lambrusco, un vino che è connaturato al territorio in cui viene prodotto e che può davvero rispecchiare, nelle diverse sfumature che assume da Parma, Reggio, Modena e Mantova, il lavoro dei vignaioli. La rifermentazione in bottiglia, che sta dilagando anche per vini non sempre vengono così ben interpretati, qui nel Lambrusco può esser la strada da percorrere per un ritorno alle origini: una naturalità che si sposa alla storia del contadino-viticoltore e che esprime al contempo terra e lavoro dell’uomo. Puntare sulla storia delle persone che producono il Lambrusco approfondendo magari l’aspetto della fermentazione per migliorare il prodotto, unito alla freschezza e simpatia che il Lambrusco porta con sé può esser una chiave in più su cui puntare». Sulla scia di un ritorno del Lambrusco all’antico savoir-faire anche Diego Sorba del Tabarro in via Farini che non lesina qualche stoccata alla nostra provincia: «Parto da due assunti per me fondamentali: il fiore all’occhiello dell’enologia emiliana, per tradizione, vocazione e qualità espressiva è rappresentato dai vini rifermentati in bottiglia; il lavoro di selezionatore e oste mi ha portato in questi anni ad abbracciare piccoli artigiani del vino, per l’ approccio e la sensibilità in materia di viticoltura e vinificazione. Oggi come oggi il vero fermento relativo al Lambrusco si sta diffondendo principalmente a partire dai variegati territori del Modenese. Poi viene Reggio, altra terra di “lambruscari” DOC, alcuni piuttosto interessanti a mio avviso. A Mantova, tra Viadana, Sabbioneta e Vicariato, “eppur si muove” (ma sui territori a Nord di Po, oltre che su tutto il resto, probabilmente, valga la parola e l’esperienza di Matteo Pessina). A Parma il Lambrusco da ormai un trentennio è veicolo di marketing senza scrupoli e di poco gusto (nel doppio significato di “sapore” e di “stile”). C’è anche uno scollamento del primo fruitore del vino quotidiano, cioè il cittadino comune a tavola durante i pasti o fuori all’osteria, con il mondo ancestrale dei saperi contadini che sempre ci hanno rappresentato e che di questo passo faranno la fine del dodo, della tigre dai denti a sciabola e di tutte le altre belle cose che rimpiangeremo un dì». Tanti gli spunti su cui rilettere…magari sorseggiando un buon bicchiere di Lambrusco!
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